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Parassiti

03 Novembre 2026

Parassiti emergenti in cani e gatti, le linee guida AAHA 2026

L’American Animal Hospital Association indica dodici parassiti prioritari in Nord America e altri nove da sorvegliare. Propone inoltre regole per la prescrizione e collega diagnosi, stewardship e dialogo con i proprietari


Parassiti emergenti in cani e gatti, le linee guida AAHA 2026

Un anchilostoma capace di sopravvivere a tre classi di antielmintici, tenie che non rispondono più al praziquantel e una mosca responsabile di miasi ricomparsa quest’anno negli Stati Uniti. Sono alcune delle minacce descritte dall’American Animal Hospital Association (AAHA) nelle 2026 One Health Guidelines: Emerging Concerns in Canine and Feline Parasitology, pubblicate il 29 ottobre e consultabili online. Il documento individua 12 parassiti di maggiore preoccupazione per cani e gatti e ne segnala altri 9 da monitorare. La prospettiva adottata considera insieme il paziente, le persone e gli altri animali conviventi e l’ambiente.

Che cosa si intende per parassita emergente

Le linee guida definiscono emergente un parassita la cui prevalenza o incidenza è aumentata di recente, oppure rischia di aumentare. La definizione comprende tre situazioni: infezioni riconosciute per la prima volta in una popolazione, agenti nuovi o ricomparsi in un’area geografica e patogeni diventati resistenti ai trattamenti. Il perimetro è quindi più ampio della sola espansione territoriale e include anche la perdita di efficacia dei farmaci disponibili.

Quali fattori favoriscono la diffusione dei parassiti emergenti

La task force individua quattro motori principali. Il primo è l’uso degli antiparassitari: un’esposizione frequente e trattamenti intensivi aumentano la pressione selettiva a favore di popolazioni resistenti. Il secondo riguarda i cambiamenti ambientali e degli ospiti. Clima, uso del suolo e spostamenti degli animali possono ampliare l’areale dei parassiti e incidere sull’efficacia delle terapie.

Il terzo fattore è la maggiore mobilità e interazione tra animali. Viaggi, trasferimenti, ricoveri in emergenza durante le calamità, asili per cani e attività senza guinzaglio facilitano la diffusione, soprattutto quando lo screening è limitato. L’ultimo elemento è il miglioramento della diagnosi. Sorveglianza più efficace e test più sensibili stanno facendo emergere infezioni che in passato non venivano rilevate.

Quali sono i 12 parassiti emergenti indicati dall’AAHA

La Tabella 1.1 delle linee guida riunisce i parassiti di maggiore preoccupazione in dieci schede. Una di queste comprende tre specie di Echinococcus. Il perimetro geografico è quello nordamericano, e gli autori avvertono che i dati sulla distribuzione possono cambiare nel tempo.

Il primo gruppo riguarda la farmacoresistenza. Ancylostoma caninum è inserito come popolazione con resistenza multipla agli antielmintici (multiple anthelmintic drug resistance, MADR). È presente in modo discontinuo tra Stati Uniti e Canada e si trasmette per via transmammaria, per ingestione o per penetrazione cutanea delle larve. Nell’uomo può causare larva migrans cutanea. La raccomandazione è una sverminazione con triplice associazione di benzimidazolo, lattone macrociclico e pirantel. Dipylidium caninum resistente al praziquantel è un cestode zoonosico di cane e gatto, trasmesso soprattutto con l’ingestione di pulci infette e diagnosticato occasionalmente negli Stati Uniti. Le linee guida indicano l’associazione pirantel/praziquantel/oxantel oppure il nitroscanato, dove disponibile. Completa il gruppo Dirofilaria immitis nelle popolazioni in cui i lattoni macrociclici mostrano mancanza di efficacia (lack of efficacy, LOE). È diffusa in tutto il Nord America, con aree di maggiore intensità nel sud-est degli Stati Uniti e in particolare nella bassa valle del Mississippi. Nel cane il riferimento resta la melarsomina secondo il protocollo dell’American Heartworm Society (AHS). Nel gatto non è previsto un trattamento adulticida, ma la gestione dei sintomi associata ai lattoni macrociclici.

Un secondo gruppo comprende i parassiti riemergenti e quelli legati ai vettori. Cochliomyia hominivorax è ricomparsa negli Stati Uniti nel 2026 e può arrivare con cani importati in qualsiasi area di Stati Uniti e Canada. È l’unico agente dell’elenco sempre soggetto a notifica. Le femmine depongono le uova nelle ferite aperte di qualunque specie, uomo compreso. Il trattamento prevede la rimozione delle larve e la somministrazione di un lattone macrociclico, di nitenpyram o di un’isoxazolina, sempre in uso extra-etichetta. Haemaphysalis longicornis, la zecca asiatica dal lungo corno, è presente nella metà orientale degli Stati Uniti e si sta espandendo rapidamente verso ovest. Non è soggetta a notifica, ma il ritrovamento va segnalato allo US Department of Agriculture (USDA). Per il controllo si usano isoxazoline o prodotti a base di piretroidi autorizzati per cane e gatto. Cercopithifilaria bainae è un filaride non zoonosico dei tessuti dermici e sottocutanei, trasmesso dalla zecca bruna del cane Rhipicephalus sanguineus e segnalato in modo sparso negli Stati Uniti. Il trattamento indicato è la moxidectina topica.

Il terzo gruppo riunisce zoonosi spesso legate alla fauna selvatica. Baylisascaris procyonis ha il procione come ospite principale e infetta occasionalmente il cane. Si trasmette con l’ingestione di uova larvate o di ospiti paratenici, come conigli, roditori e uccelli. Nell’uomo può causare larva migrans oculare, viscerale e neurale. Per il cane sono indicati fenbendazolo, milbemicina ossima, moxidectina e pirantel pamoato.

La scheda su Echinococcus comprende E. granulosus, E. canadensis ed E. multilocularis, presenti in Alaska, in Canada e negli Stati Uniti centro-settentrionali. Il cane è ospite definitivo per tutte e tre le specie e può diventare ospite intermedio di E. multilocularis ingerendone le uova, con localizzazione epatica o in altri visceri. Il gatto è coinvolto per E. multilocularis. Le forme umane sono l’echinococcosi cistica e quella alveolare, e in alcune aree può essere richiesta la notifica. Contro lo stadio adulto intestinale si usa il praziquantel. Per lo stadio larvale si usa l’albendazolo, eventualmente associato alla resezione chirurgica.

Heterobilharzia americana è un trematode del procione che colpisce occasionalmente anche il cane. Le cercarie penetrano la cute durante il contatto con acque dolci in cui vivono le chiocciole ospiti intermedie. È diffuso soprattutto negli Stati Uniti meridionali, con casi in aumento in tutto il Paese. Nell’uomo causa una dermatite localizzata, la cosiddetta dermatite del nuotatore. La raccomandazione è associare praziquantel e fenbendazolo a dosi e frequenze superiori a quelle delle altre indicazioni.

Chiude l’elenco Trypanosoma cruzi, protozoo che colpisce il miocardio di cane, gatto, cavallo, uomo e altri mammiferi. Si trasmette soprattutto attraverso le feci delle cimici triatomine depositate su punture o mucose. Sono possibili anche l’ingestione delle cimici, la trasmissione verticale e le trasfusioni. Oggi è concentrato nel sud degli Stati Uniti, ma l’espansione dei vettori fa ipotizzare un ampliamento dell’areale. Sono indicati il benznidazolo oppure l’associazione di amiodarone e itraconazolo.

Le linee guida aggiungono un’indicazione valida per tutto l’elenco. Anche quando la notifica non è obbligatoria, chi identifica uno di questi organismi dovrebbe comunicarlo tempestivamente alle autorità sanitarie animali e, se pertinente, a quelle umane, per rafforzare sorveglianza e controllo.

Quali altri parassiti vanno sorvegliati 

I nove parassiti “di potenziale preoccupazione” sono raccolti in una seconda tabella. In caso di sospetto le linee guida raccomandano di rivolgersi a uno specialista, anche perché la maggior parte dei trattamenti è in uso extra-etichetta. Due nematodi sono trasmessi da lumache e limacce: Angiostrongylus vasorum, endemico nel Canada orientale, e Angiostrongylus cantonensis, rilevato nel sud-est degli Stati Uniti e responsabile di un quadro neurologico nel cane. C’è poi Ancylostoma ceylanicum, anchilostoma zoonosico dei Caraibi che potrebbe arrivare negli Stati Uniti. I filaridi sono Dirofilaria repens e Onchocerca lupi, quest’ultimo con diagnosi in aumento nel sud-ovest. Thelazia callipaeda è un verme oculare trasmesso da mosche, mentre Hepatozoon americanum è un protozoo trasmesso da zecche e possibile causa di miosite. Chiudono l’elenco due leishmanie trasmesse da flebotomi: Leishmania infantum nel cane e Leishmania mexicana, che provoca lesioni cutanee nel gatto.

La regola delle 6 G per la prescrizione antiparassitaria

Il documento dedica ampio spazio alla antiparasitic drug stewardship (ADS). Per trattare e prevenire le infezioni senza alimentare la farmacoresistenza, propone sei criteri di prescrizione: il paziente giusto, il parassita giusto, il farmaco giusto, la somministrazione corretta, lo smaltimento corretto e il monitoraggio adeguato. Le raccomandazioni operative chiedono di scegliere il principio attivo con criterio dopo una diagnosi presuntiva o di conferma. Occorre poi valutare spettro d’azione e facilità d’uso e verificare l’efficacia del trattamento nel tempo.

Come comunicare il rischio parassitario ai proprietari

La comunicazione con il cliente è il secondo asse del documento. Sono previsti strumenti per contrastare la disinformazione sulla prevenzione antiparassitaria e per costruire piani individualizzati, compatibili con lo stile di vita del pet e con le esigenze di chi se ne prende cura. Negli animali sani le linee guida suggeriscono di spiegare i vantaggi dei test di routine per una diagnosi precoce. Negli animali malati suggeriscono di chiarire potenzialità e limiti degli esami disponibili.

Per migliorare l’aderenza alla prevenzione durante tutto l’anno, il documento propone di condividere mappe parassitarie e strumenti previsionali, attivare promemoria automatici e consegnare calendari o schede da portare a casa. Jason Stull, VMD, MPVM, PhD, DACVPM, co-presidente della task force, sottolinea che due aspetti sono raramente affrontati in documenti di questo tipo: l’approccio One Health e l’attenzione alla comunicazione. In particolare, la necessità di aprire un dialogo con i clienti sull’uso degli antiparassitari e sugli ostacoli che lo frenano, compresa l’esitazione verso i farmaci.

Diagnosi, notifica e follow-up: il messaggio chiave

Le linee guida riassumono la gestione dei parassiti emergenti in quattro passaggi: test di conferma appropriati, notifica alle autorità dei parassiti e delle malattie soggette a denuncia, trattamento efficace con monitoraggio e informazione ai clienti sui rischi zoonosici e su come ridurli. 

Kathryn Duncan, DVM, PhD, DACVM (Parasitology), Assistant Professor al College of Veterinary Medicine della Oklahoma State University e co-presidente della task force, sintetizza così il senso del lavoro: «Se c’è un unico messaggio che spero i lettori ricavino da queste linee guida è questo: diagnosi e controllo dei parassiti sono un pilastro nella gestione della salute del pet. Non esiste un’unica soluzione per il controllo parassitario nel suo complesso. Serve invece un approccio multimodale, che comprenda sempre una comunicazione efficace con il cliente».

Le linee guida sono disponibili gratuitamente sul sito dell’AAHA e sul Journal of the American Animal Hospital Association (JAAHA). 

TAG: AAHA, CANI, GATTI, ONE HEALTH, PARASSITI EMERGENTI

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