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18 Settembre 2026

Demodex, un genere di acari tra uomo e animali da compagnia

Uno studio mostra un’elevata prevalenza di Demodex folliculorum nelle donne che utilizzano extension per ciglia. Il genere Demodex, ben noto in medicina veterinaria per la demodicosi di cane e gatto, offre uno spunto di riflessione in ottica One Health sulla biologia di questi acari specie-specifici

di Redazione Vet33


Demodex, un genere di acari tra uomo e animali da compagnia

Uno studio condotto su giovani donne che utilizzano extension per ciglia ha mostrato che quasi tutte presentavano un certo grado di infestazione da Demodex folliculorum, acari che si nutrono di cellule cutanee morte. L’esame microscopico di campioni prelevati da 25 donne che utilizzavano regolarmente le extension ha identificato D. folliculorum in tutti i casi tranne uno; 18 delle partecipanti presentavano inoltre demodicosi, un tipo di irritazione cutanea tipica dell’esposizione a questi acari. Lo studio, presentato da Tetiana Zhmud, dell’Università Medica Nazionale “Pirogov” di Vinnytsia, in Ucraina, al Congresso della European Society of Cataract and Refractive Surgeons (ESCRS) a Londra, offre lo spunto per una riflessione comparativa sul genere Demodex, ben noto anche in ambito veterinario.

Il genere Demodex: specie-specificità e parallelismi 

Il genere Demodex comprende numerose specie di acari altamente specie-specifiche, che colonizzano i follicoli piliferi e le ghiandole sebacee di diversi ospiti mammiferi. Nell’uomo, le specie più comuni sono Demodex folliculorum e Demodex brevis; nel cane, la demodicosi è più comunemente associata a Demodex canis, mentre nel gatto la specie di riferimento è Demodex cati. Sebbene le specie umane e animali siano tassonomicamente distinte e non trasmissibili tra le diverse specie ospiti, la biologia generale del genere – acari che vivono normalmente in piccole quantità sulla cute senza causare patologia, ma che possono proliferare in condizioni di alterazione della barriera cutanea o di immunosoppressione – rappresenta un utile termine di paragone per il clinico veterinario, abituato a gestire la demodicosi come una delle patologie dermatologiche parassitarie più comuni nella pratica di piccoli animali.

Lo studio sulle extension per ciglia

L’indagine è stata condotta su 345 adolescenti e giovani donne interrogate sull’uso di extension per ciglia. Un quarto delle partecipanti (86 su 345, pari al 24,9%) aveva esperienza con le extension, di cui il 58% le sottoponeva a rinnovo ogni 3-4 settimane. Tra tutte le utilizzatrici, il 47,6% ha riportato fastidio, arrossamento, lacrimazione o prurito dopo la procedura. In un sottogruppo di partecipanti che avevano effettuato più di 10 procedure di extension, l’85% presentava segni di alterazione delle ghiandole di Meibomio, strutture secretorie presenti nelle palpebre.

L’esame microscopico e i risultati

I ricercatori hanno prelevato quattro ciglia da ciascuna palpebra delle 25 partecipanti che avevano effettuato più di 10 procedure. L’analisi microscopica ha rilevato D. folliculorum nei campioni di 24 pazienti su 25. Le 18 pazienti con demodicosi presentavano sintomi tra cui prurito e irritazione del margine palpebrale, iperemia, edema, adesione delle ciglia, squame e forfora cilindrica alla base delle ciglia.

Le raccomandazioni per l’igiene palpebrale

Secondo Zhmud, lo studio non intende scoraggiare l’uso delle extension per ciglia, quanto piuttosto evidenziare la necessità di una regolare igiene palpebrale. “Per la cura ottimale delle extension per ciglia, può essere consigliato l’uso di un gel privo di conservanti e ipoallergenico, progettato per l’igiene terapeutica delle palpebre, due volte al giorno, con una spazzolina detergente per ciglia. Negli individui con infestazione da Demodex confermata, può essere presa in considerazione una terapia antiparassitaria”, ha dichiarato Zhmud in un comunicato dell’ESCRS.

Implicazioni per specialisti e professionisti del settore estetico

“Per i clinici, questi risultati sottolineano l’importanza di considerare la blefarite demodettica nei pazienti che presentano irritazione palpebrale cronica, in particolare in chi utilizza regolarmente extension per ciglia”, ha spiegato Zhmud. “Per i professionisti del settore estetico, i nostri risultati possono supportare lo sviluppo di raccomandazioni sull’igiene palpebrale e la necessità di informare i clienti sui potenziali rischi per la salute oculare associati a procedure ripetute di extension”.

Un mercato in crescita 

Le extension per ciglia si differenziano dalle ciglia finte tradizionali: si tratta di fibre naturali o sintetiche applicate una per una alle ciglia esistenti tramite colla o altro tipo di adesivo, per ottenere un risultato più lungo e realistico. Il mercato globale del settore dovrebbe superare i 2 miliardi di dollari nel 2026, con gli Stati Uniti che rappresentano fino al 40% del totale, e una crescita prevista di quasi il 7% annuo nel prossimo decennio.

Un tema di interesse clinico non nuovo

La preoccupazione per le implicazioni igienico-sanitarie delle extension per ciglia non è recente: quasi dieci anni fa l’American Academy of Ophthalmology aveva pubblicato una scheda informativa sull’argomento, affrontando sicurezza, igiene e fattori di rischio. Una ricerca su PubMed con il termine “eyelash extensions” restituisce circa una dozzina di studi pubblicati negli ultimi 10-15 anni: uno studio precedente aveva rilevato che il 60% delle pazienti sottoposte a procedure di extension sviluppava cheratocongiuntivite, e il 40% presentava reazioni alla colla utilizzata.

Lo studio nasce dalla crescente popolarità delle extension per ciglia, parallela alla crescita di evidenze che suggeriscono come questa procedura possa creare problemi sulla superficie oculare, ha spiegato Zhmud. “Tuttavia, la relazione tra extension per ciglia e demodicosi resta ancora poco compresa”.

CITATI: TETIANA ZHMUD
TAG: DEMODEX, DEMODICOSI, ONE HEALTH

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