Genetica
09 Settembre 2026Lo studio pubblicato su Science Advances identifica un’elevata variabilità dei geni MHC di classe II. Il sequenziamento a lettura lunga ha permesso di analizzare regioni genomiche particolarmente complesse

L’aringa atlantica presenta una diversità dei geni coinvolti nella risposta immunitaria tra le più elevate finora descritte nei vertebrati. È quanto emerge da uno studio internazionale coordinato dal College of Veterinary Medicine and Biomedical Sciences della Texas A&M University e pubblicato su Science Advances.
La ricerca si è concentrata sui geni del complesso maggiore di istocompatibilità (MHC) di classe II, che svolgono un ruolo centrale nella risposta immunitaria dei vertebrati. Le molecole MHC contribuiscono al riconoscimento degli agenti patogeni attraverso la presentazione alle cellule immunitarie di frammenti di proteine provenienti, tra gli altri, da virus, batteri e parassiti.
I ricercatori hanno analizzato i genomi completi di 14 aringhe provenienti da tre diverse aree geografiche. Attraverso tecniche di sequenziamento a lettura lunga sono stati ottenuti 29 assemblaggi genomici aploidi, utilizzati per caratterizzare le regioni contenenti i geni MHC di classe II.
L’analisi ha identificato nove loci MHC di classe II distribuiti su quattro cromosomi. Tre presentavano un polimorfismo particolarmente elevato, associato sia a un’ampia diversità delle sequenze, soprattutto nelle regioni coinvolte nel legame con i peptidi, sia a una forte variabilità nel numero di copie dei geni.
Queste caratteristiche fanno sì che individui diversi possano possedere differenti combinazioni di geni immunitari. Secondo gli autori, l’elevata diversità potrebbe essere stata favorita dalla selezione naturale esercitata nel tempo dall'esposizione a virus, batteri e parassiti. L’aringa atlantica vive infatti in banchi che possono comprendere centinaia di milioni di esemplari, condizioni che possono favorire la diffusione degli agenti patogeni.
«I nostri precedenti lavori hanno identificato molti geni che contribuiscono all’adattamento ecologico dell’aringa atlantica, ma studiare i geni immunitari è stato molto difficile perché spesso si trovano in gruppi di geni strettamente correlati», ha spiegato Leif Andersson, professore del Department of Veterinary Integrative Biosciences della Texas A&M University e responsabile dello studio.
Un elemento centrale della ricerca è stato l’impiego del sequenziamento a lettura lunga. Secondo Minal Jamsandekar, coautrice dello studio, questa tecnologia ha consentito di caratterizzare con maggiore precisione gruppi di sequenze strettamente correlate, difficilmente risolvibili con le tecniche di sequenziamento a lettura corta.
I risultati contribuiscono alla comprensione dell’evoluzione dei geni MHC e dei meccanismi che regolano la diversità della risposta immunitaria nei vertebrati. Secondo i ricercatori, l’applicazione dello stesso metodo ad altre specie potrà chiarire se l'elevata variabilità osservata rappresenti una caratteristica specifica di specie molto abbondanti come l’aringa oppure un fenomeno più diffuso tra i vertebrati.
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