Alert sanitari
08 Settembre 2026Dal 2020 le infezioni da Salmonella risultano in crescita in Europa. Nell’Ue vengono segnalati oltre 91.000 casi l’anno, con un impatto economico stimato fino a 3 miliardi di euro

I casi di salmonellosi risultano in aumento in Europa dal 2020, mentre uova, pollame, carne e latte non pastorizzato restano tra le principali fonti di infezione. È quanto emerge da un’analisi pubblicata da Euronews il 7 settembre 2026 sulla base di dati del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) e dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA).
Secondo i dati riportati, nell’Unione europea vengono segnalati ogni anno oltre 91.000 casi di salmonellosi. L’EFSA stima inoltre che l’impatto economico complessivo delle infezioni possa raggiungere i 3 miliardi di euro l’anno, considerando costi sanitari diretti, ricoveri e perdita di produttività.
Negli ultimi mesi diversi focolai sono stati collegati a prodotti alimentari differenti. Euronews cita, tra gli altri, episodi associati a uova, noodles aromatizzati e semi di zucca. In Belgio, ad agosto, oltre 300 persone si sono ammalate in un focolaio collegato al consumo di uova, indicato come il più ampio mai registrato nel Paese.
Tra maggio 2025 e agosto 2026, secondo i dati ECDC riportati dall’articolo, sono stati confermati 341 casi riconducibili a uno specifico cluster europeo, quasi la metà dei quali segnalati da maggio 2026. Il Regno Unito aveva inizialmente registrato 207 casi, successivamente rivisti al rialzo fino a 474. Seguivano Paesi Bassi, Belgio, Germania, Francia, Austria e Danimarca.
Su scala più ampia, nel 2024 Germania e Francia hanno segnalato rispettivamente 12.316 e 12.308 casi, mentre la Spagna ne ha registrati 11.248. I numeri più bassi tra i Paesi citati riguardavano Cipro, Estonia e Malta.
La salmonellosi è un’infezione alimentare causata da batteri del genere Salmonella. Il contagio avviene soprattutto attraverso il consumo di carne, pollame e uova crude o poco cotte e di latte non pastorizzato. Le temperature elevate e una conservazione non adeguata degli alimenti possono favorire la proliferazione dei batteri.
La maggior parte delle persone guarisce entro una settimana, ma le forme possono essere più severe nei bambini piccoli, negli anziani e nei soggetti con sistema immunitario compromesso. Secondo i dati riportati, i bambini fino a quattro anni rappresentano la fascia maggiormente interessata.
L’andamento dei casi e i recenti focolai confermano quindi l’importanza della sorveglianza lungo la filiera alimentare e del controllo dei prodotti di origine animale, in un quadro che coinvolge direttamente sicurezza alimentare, sanità pubblica e approccio One Health.
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