Alimentazione
21 Luglio 2026Uno studio coordinato dall'Università di Pisa, con il contributo del Dipartimento di Scienze Veterinarie per le analisi istologiche, mostra gli effetti della glucoerucina su un modello murino di obesità

Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Phytotherapy Research e coordinato dall’Università di Pisa ha analizzato gli effetti della glucoerucina, una molecola presente nelle verdure della famiglia delle Brassicaceae come rucola, broccoli e cavoli, su un modello murino di obesità indotta da dieta ricca di grassi. Alla ricerca, che ha coinvolto anche CREA, Università di Firenze e Federico II di Napoli, ha partecipato il Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università di Pisa, che ha curato le analisi istologiche sul tessuto adiposo.
I ricercatori hanno studiato su un modello murino di obesità indotta da una dieta ricca di grassi gli effetti della glucoerucina, confrontando i risultati con un gruppo di controllo. Dopo dieci settimane, il gruppo che aveva assunto la sostanza mostrava un minore aumento di peso rispetto al gruppo di controllo, insieme a valori più bassi di glicemia e trigliceridi e a un ridotto accumulo di grasso addominale.
Lo studio ha coinvolto in modo congiunto i dipartimenti di Farmacia e di Scienze Veterinarie dell’Università di Pisa: il gruppo di Farmacia si è occupato del modello murino e delle analisi metaboliche e molecolari, mentre il gruppo di Scienze Veterinarie ha curato le analisi istologiche sul tessuto adiposo, contribuendo a caratterizzare i cambiamenti cellulari osservati nella sperimentazione.
La sperimentazione ha evidenziato cambiamenti importanti nel tessuto adiposo: le cellule risultavano più piccole, meno infiammate e più attive nel consumo di energia. La glucoerucina ha favorito cambiamenti nel grasso bianco, promuovendo un processo definito browning, che lo rende più simile al grasso bruno, con un metabolismo più efficiente per il maggiore consumo energetico dell’organismo.
La professoressa Lara Testai, del Dipartimento di Farmacia dell’Università di Pisa, ha spiegato: “Abbiamo visto che la glucoerucina non si limita a ridurre l’accumulo di grasso, ma sembra rendere il tessuto adiposo più attivo dal punto di vista energetico”.
La ricerca ha inoltre rilevato livelli più alti di irisina associati al consumo di glucoerucina. L’irisina è un ormone prodotto dai muscoli che stimola il consumo di energia e favorisce il consumo calorico dell’organismo.
Il professor Vincenzo Calderone, sempre del Dipartimento di Farmacia dell’Università di Pisa, ha aggiunto: “La rucola è un alimento molto comune della dieta mediterranea, ma contiene molecole ancora poco conosciute. I nostri risultati mostrano che alcune sostanze naturali presenti negli alimenti, e in particolare molti composti naturali solforati come la glucoerucina, possono influenzare il nostro metabolismo”.
Alla ricerca hanno collaborato anche il CREA – Centro di Ricerca Cerealicola e Colture Industriali di Bologna, che si è occupato dell’estrazione della glucoerucina, insieme all’Università di Firenze e all’Università Federico II di Napoli.
CITATI: LARA TESTAI, VINCENZO CALDERONESe l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
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