Cani
13 Maggio 2026Uno studio identifica una sostituzione nella posizione A302 del gene ERG11 come principale responsabile della resistenza al miconazolo in Malassezia pachydermatis. Implicazioni dirette per la scelta terapeutica e la stewardship antifungina

Una singola sostituzione aminoacidica nel gene ERG11 di Malassezia pachydermatis è sufficiente a bloccare l’azione del miconazolo, l’azolico topico di prima linea nell’otite esterna fungina del cane. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Veterinary Dermatology da ricercatori dell’Università dell’Illinois, che hanno isolato e caratterizzato ceppi resistenti da casi routinari di otite, identificando nel gene ERG11 il punto critico della resistenza acquisita.
Clarissa Pimentel de Souza, dermatologa veterinaria dell’Università dell’Illinois, ha osservato un aumento dei casi di otite fungina non responsivi al trattamento topico standard. In collaborazione con Lois Hoyer, professoressa di patobiologia, ha progettato uno studio su 16 campioni di lievito isolati da 11 cani con diagnosi citologica e otoscopica confermata di infezione da Malassezia. I campioni sono stati sequenziati in quattro regioni geniche per caratterizzare le relazioni filogenetiche tra i ceppi, con focus specifico sul gene ERG11.
ERG11 codifica per il citocromo P450 14α-demetilasi, l’enzima necessario alla sintesi dell’ergosterolo di membrana e bersaglio diretto degli azolici. Nello studio, la maggior parte delle variazioni geniche rilevate si è rivelata marker di clade senza correlazione con la resistenza. Una sola sostituzione in posizione A302, all’interno della tasca di legame del farmaco, si è invece associata strettamente alla ridotta suscettibilità al miconazolo.
Il miconazolo è una molecola a catena corta con pochi punti di contatto nel sito di legame: una singola modifica strutturale in quella posizione è sufficiente a impedire il docking. Gli azolici a catena più lunga, come il posaconazolo, stabiliscono un numero maggiore di contatti nel sito e risultano meno vulnerabili a questa singola alterazione. La modellizzazione strutturale effettuata dai ricercartori ha confermato l’efficacia del posaconazolo sugli isolati resistenti al miconazolo.
Tutti i cani con isolati a ridotta suscettibilità al miconazolo avevano una storia documentata di trattamenti azolici: cerotti e salviette al miconazolo, flush auricolari con ketoconazolo, ketoconazolo orale, prodotti otici a base di posaconazolo o combinazioni di più molecole. Un pattern coerente con la selezione di ceppi resistenti indotta dai trattamenti stessi.
“Una situazione comune nella pratica è l’uso di un antifungino per trattare l’otite esterna recidivante senza affrontare le allergie sottostanti che guidano l’infezione”, ha spiegato Souza. “Se la malattia allergica primaria non viene gestita contestualmente, il cane svilupperà una nuova infezione poco dopo la sospensione del trattamento topico. Questa situazione porta all’uso cronico degli antifungini nell’orecchio, che può diventare un fattore di rischio per lo sviluppo della resistenza”.
Le raccomandazioni degli autori sono chiare: gli azolici a catena corta – miconazolo o clotrimazolo – restano la terapia iniziale di scelta per l’otite fungina nel cane. Le molecole a catena media e lunga, come ketoconazolo e posaconazolo, vanno riservate ai casi recidivanti o non responsivi. Saltare direttamente al posaconazolo come prima scelta è una strategia che gli autori sconsigliano esplicitamente, in ottica di stewardship antifungina.
Il team prevede di estendere la valutazione a un pannello più ampio di azolici e di raccogliere ulteriori campioni da casi a probabile resistenza, con l’obiettivo di “imparare come gestire al meglio gli agenti antimicrobici disponibili”.
CITATI: CLARISSA PIMENTEL DE SOUZA, LOIS HOYERSe l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
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