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09 Marzo 2026

Anestesia veterinaria, come valutare il paziente critico con insufficienza respiratoria

Nel nuovo volume di Ignacio Sandez Cordero la valutazione della cascata dell’ossigeno, dei gas ematici e dei principali parametri clinici per la gestione anestesiologica di cani e gatti in condizioni critiche

di Redazione Vet33


Anestesia veterinaria, come valutare il paziente critico con insufficienza respiratoria

La valutazione del paziente critico in anestesia veterinaria parte dall’analisi della cosiddetta “cascata dell’ossigeno”, il processo che porta l’ossigeno dalle vie aeree fino alle cellule. Alterazioni dell’apparato respiratorio e cardiovascolare possono compromettere questo equilibrio e determinare la gravità del quadro clinico. È uno dei temi centrali del volume “Gestione anestetica del cane e del gatto in condizioni critiche” di Ignacio Sandez Cordero (Edizioni Edra, 2026), che approfondisce criteri diagnostici e strumenti utili per riconoscere e gestire l’insufficienza respiratoria nei pazienti veterinari sottoposti ad anestesia.

La valutazione del paziente critico

Per valutare la gravità di un paziente si deve tenere conto che l’obiettivo fondamentale dei sistemi organici è nutrire i tessuti e le cellule. L’elemento principale per ottenere energia è rappresentato dall’ossigeno (O₂), il quale percorre un lungo tragitto, la cosiddetta cascata dell’ossigeno, dal momento in cui entra dalle vie aeree fino alla cellula.

Durante questo percorso sono coinvolti l’apparato respiratorio e l’apparato cardiovascolare. Appare quindi evidente come alterazioni di questi due apparati siano responsabili del livello di criticità del paziente in anestesia.

Il paziente con disfunzione respiratoria

Le alterazioni dell’apparato respiratorio possono essere suddivise in patologie delle alte vie respiratorie (per esempio ostruzioni delle vie aeree, sindrome brachicefalica, corpi estranei) o delle basse vie respiratorie (per esempio collasso bronchiale o alveolare, edema, polmoniti).

Tutte queste patologie ostacolano il trasporto dell’ossigeno dall’atmosfera ai capillari polmonari. Secondariamente potrebbe verificarsi un problema di ventilazione che riduce l’eliminazione dell’anidride carbonica (CO₂) dal sangue, con conseguente riduzione del pH sanguigno (acidosi), che aggraverebbe la situazione clinica.

Alcune di queste patologie possono presentarsi in modo iperacuto, come nel caso dell’inalazione di un corpo estraneo. In queste situazioni non si può perdere tempo e potrebbe essere necessario procedere con un’induzione e un’intubazione endotracheale d’urgenza per rendere pervie le vie aeree il più rapidamente possibile.

Tuttavia, nella maggior parte dei casi la situazione non richiede un intervento immediato e il paziente, insieme alla sua patologia respiratoria, può essere valutato correttamente e stabilizzato prima dell’anestesia.

L’insufficienza respiratoria può essere classificata in molti modi; tuttavia, da un punto di vista anestesiologico la classificazione più utile è quella basata sui gas nel sangue. Secondo questa classificazione esistono due tipi principali:

  1. Insufficienza respiratoria di tipo I (parziale o ipossiemica): alterazione dello scambio gassoso polmonare che produce ipossiemia (PaO₂ < 60 mmHg o SaO₂ < 90%) senza aumento della PaCO₂.
  2. Insufficienza respiratoria di tipo II (globale o ipercapnica): alterazione grave dello scambio gassoso e della ventilazione che produce ipossiemia e ipercapnia (PaCO₂ > 50 mmHg).

Entrambe queste situazioni devono essere trattate con urgenza e, nella maggior parte dei casi, è necessario un supporto ventilatorio. L’insufficienza respiratoria di tipo I può essere trattata con un supporto ventilatorio non invasivo, mentre quella di tipo II necessita solitamente di ventilazione invasiva mediante intubazione endotracheale.

La valutazione della gravità dell’insufficienza respiratoria

La valutazione della gravità della disfunzione dell’apparato respiratorio e dello scambio gassoso durante l’anestesia può essere eseguita in diversi modi.
Radiografia o tomografia assiale computerizzata (TAC): permettono di individuare modifiche strutturali del parenchima polmonare, versamenti pleurici e traumi toracici.
Emogas arterioso: la misurazione dei gas arteriosi (PaO₂ e PaCO₂) rappresenta il gold standard per la valutazione dello scambio gassoso. Idealmente la PaO₂ dovrebbe essere superiore a 80 mmHg e la PaCO₂ compresa tra 35 e 45 mmHg.
Pulsossimetria: è un metodo non invasivo per valutare lo scambio di ossigeno. Attraverso la misurazione della saturazione dell’ossigeno dell’emoglobina nel tessuto periferico (SpO₂) e conoscendo la curva di dissociazione dell’emoglobina è possibile stimare se la PaO₂ è superiore a 80 mmHg (SpO₂ ≥ 97%). Tuttavia la SpO₂ non valuta la CO₂; pertanto una saturazione normale potrebbe coesistere con ipercapnia o normocapnia.
Capnografia: consente di valutare la CO₂ espirata (FeCO₂), sia in modo invasivo mediante intubazione endotracheale sia in modo non invasivo con sonda nasale. In condizioni normali il valore dovrebbe essere leggermente inferiore alla PaCO₂; è considerata fisiologica una differenza di 1-5 mmHg tra PaCO₂ e FeCO₂.
Ecografia polmonare: permette di individuare alterazioni strutturali, versamenti pleurici (pneumotorace, piotorace, emotorace o chilotorace), consolidamenti, atelettasie, edema polmonare e altre patologie.

La valutazione clinica del paziente rappresenta sempre un elemento fondamentale.

Per saperne di più leggi il volume “Gestione anestetica del cane e del gatto in condizioni critiche”.

 A cura di Grazia La Paglia

CITATI: IGNACIO SANDEZ CORDERO
TAG: ANESTESIA, INSUFFICIENZA RESPIRATORIA

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