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15 Aprile 2025

Anatomia e chirurgia delle ghiandole salivari nel cane e nel gatto

Come si differenziano le ghiandole salivari? Come si interviene chirurgicamente? Una guida pratica tra anatomia e interventi chirurgici


Anatomia e chirurgia delle ghiandole salivari nel cane e nel gatto

Le ghiandole salivari dei piccoli animali rivestono un ruolo fondamentale nella fisiologia orale, ma possono essere coinvolte in patologie che richiedono interventi specifici. Grazie all’approfondimento tratto dal volume Chirurgia di naso, orecchio e gola nel cane e nel gatto (Edizioni Edra) di Matteo Gobbetti e Matteo Cantatore, esploriamo l’anatomia delle ghiandole salivari e i principali approcci chirurgici.
 

Anatomia delle ghiandole salivari

Le ghiandole salivari vengono differenziate in ghiandole maggiori e minori. 
Le ghiandole maggiori nel cane includono: mandibolare, sottolinguale, zigomatica e parotide. Nel gatto si aggiunge la ghiandola molare, localizzata sulla superficie linguale del primo molare mandibolare.
Le ghiandole minori sono costituite da piccoli aggregati di tessuto ghiandolare distribuiti a livello di cavità orale. Tali strutture drenano direttamente in cavità orale e in relazione alla loro localizzazione si distinguono in buccale, labiale, linguale, tonsillare, palatina.
La precisa conoscenza dell’anatomia è un presupposto indispensabile per la completa e corretta dissezione chirurgica. Per ognuna delle ghiandole salivari maggiori verrà sinteticamente descritta l’anatomia.   

Complesso ghiandolare mandibolare e sottolinguale 

Le due strutture sono intimamente connesse. La ghiandola sottolinguale è suddivisa in una componente monostomatica e una polistomatica. La ghiandola mandibolare è voluminosa, di forma tondeggiante e localizzata caudo-medialmente all’angolo della mandibola. Si trova nel punto di biforcazione della vena giugulare esterna, tra il ramo linguo-facciale e mascellare. Cranialmente a essa è localizzato il linfocentro mandibolare. Il polo craniale della ghiandola è in stretto rapporto con la componente monostomatica della ghiandola sottolinguale.
Entrambe le strutture condividono la medesima capsula connettivale e il medesimo dotto, il quale origina rostromedialmente e si dirige medialmente al ramo della mandibola, dorsalmente al muscolo digastrico. Il dotto prosegue dorsalmente al sottile muscolo miloioideo, si porta in stretto contatto con il ramo linguale del nervo trigemino, per procedere nella sottomucosa della cavità orale e trovare infine sbocco lateralmente al frenulo linguale. 
La ghiandola sottolinguale è inoltre costituita da numerosi e piccoli complessi ghiandolari, distribuiti lungo tutto il decorso del dotto. Tali strutture, sino al punto di repere del nervo linguale, si riversano direttamente nel dotto e pertanto vengono anch’esse denominate ghiandole monostomatiche. 
Le più piccole porzioni di tessuto ghiandolare, rostrali al nervo linguale, presentano sbocchi singoli e multipli direttamente in cavità orale e costituiscono la porzione polistomatica della ghiandola sottolinguale.

Ghiandola parotide 

Si tratta della ghiandola salivare più voluminosa e presenta una forma a V con l’apice rivolto ventralmente. È in stretto rapporto con la porzione verticale del condotto uditivo esterno. Esternamente, è rivestita dal muscolo platisma e dal muscolo parotidoauricolare. Cranialmente è in contatto con il muscolo massetere, caudalmente con i muscoli sternocervicale e cleidomastoideo e ventralmente con la ghiandola mandibolare.
Il parenchima è rivestito da una capsula molto sottile; tale capsula si distingue con difficoltà dalle strutture anatomiche circostanti, in particolar modo sul versante mediale dove scorrono strutture vascolari e nervose importanti (nervo facciale, arteria mascellare interna e arteria temporale). La principale vascolarizzazione è sostenuta dall’arteria parotidea, branca della carotide esterna.
Il dotto è costituito dalla confluenza di tre dotti minori che si dipartono dal margine cranioventrale della ghiandola. È possibile, nella dissezione chirurgica, riconoscerne il decorso sulla superficie laterale del terzo ventrale del muscolo massetere. Lo sbocco del dotto è localizzato a livello del quarto premolare superiore.

Ghiandola zigomatica 

Presenta forma irregolare ed è alloggiata medialmente all’arco zigomatico e cranioventralmente al globo oculare. La capsula è sottilissima e rivestita da uno strato esterno di tessuto adiposo. La ghiandola possiede un dotto maggiore che sbocca a livello dell’ultimo molare superiore e multipli dotti minori. La vascolarizzazione è fornita da una branca dell’arteria infraorbitale.

Chirurgia delle ghiandole salivari

Le patologie delle ghiandole salivari sono poco comuni nel cane, ancor più nel gatto. La più comune indicazione chirurgica è il sialocele. Per questo motivo il paragrafo si concentrerà sulla gestione diagnostica e chirurgica di questa condizione. Gli ascessi possono essere secondari a ferite da morso o alla penetrazione di corpi estranei. La rimozione delle ghiandole colpite è spesso il trattamento di scelta.
I tumori delle ghiandole salivari sono rari sia nel cane che nel gatto. La maggior parte dei casi è riportata in pazienti anziani (da 10 a 12 anni); nei cani non è stata determinata alcuna specifica predilezione per razza o sesso mentre nel gatto, la razza Siamese e le femmine sembrano presentare un maggior rischio. 
Tutte le ghiandole maggiori e minori possono essere affette; le ghiandole mandibolari sono quelle più comunemente interessate. La maggioranza dei tumori salivari sono adenocarcinomi, ma è stata segnalata un’ampia gamma di istotipi. Si tratta di tumori localmente invasivi e, al momento della diagnosi, molte lesioni sono extracapsulari e ampiamente estese. La presenza di metastasi ai linfonodi regionali al momento della diagnosi, si verifica nel 17% dei cani e nel 39% dei gatti, mentre le metastasi a distanza si riscontrano nell’ 8% dei cani e nel 16% dei gatti. Nelle forme epiteliali sembra che l’insorgenza di metastasi sia piuttosto lenta e pertanto è consigliabile l’approccio chirurgico mediante sialoadenectomia e linfoadenectomia.
Non è raro riscontrare casi di aumento di volume delle ghiandole salivari a eziologia non neoplastica. Sono descritte forme di sialoadenite su base infettiva, vascolare (sialometaplasia necrotizzante) o idiopatica. È inoltre descritta una patologia su base neurologica denominata sialoadenosi o epilessia limbica. Si tratta di una condizione caratterizzata da marcato aumento di volume del tessuto ghiandolare e ipersialosi. Coinvolge più spesso il complesso ghiandolare mandibolare, più raramente la parotide ed è più comune l’interessamento bilaterale. I pazienti manifestano algia alla palpazione, marcata scialorrea e difficoltà alla deglutizione. Le sialoadeniti non necessariamente si accompagnano a scialorrea e disfagia sebbene sembrino essere sintomi piuttosto peculiari di questa condizione. 

Il caso dei Terrier

La metà dei casi descritti in letteratura ha interessato pazienti in età adulta e di razza Terrier. È possibile che l’esame citologico o istologico del tessuto ghiandolare rilevi aspecifiche alterazioni infiammatorie. Si ipotizza che tale condizione di sialoadenosi possa essere secondaria a una disfunzione del sistema nervoso autonomico e, nello specifico, che possa trattarsi di una manifestazione atipica di epilessia limbica. Il sistema limbico gioca un ruolo importante nel controllo motorio, somatico e viscerale. A supporto di questa ipotesi i pazienti affetti da questa condizione rispondono a terapia antinconvulsivante con fenobarbitale. È fondamentale saper riconoscere questa condizione dal momento che la gestione chirurgica mediante sialoadenectomia non comporterebbe alcun miglioramento.

Per saperne di più, approfondisci l’argomento sul manuale Chirurgia di naso, orecchio e gola nel cane e nel gatto (Edizioni Edra) di Matteo Gobbetti e Matteo Cantatore.

A cura di Grazia Lapaglia

CITATI: MATTEO CANTATORE, MATTEO GOBBETTI
TAG: CHIRURGIA, GHIANDOLE SALIVARI, TERRIER

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