Avicoltura
16 Settembre 2026Con l’approssimarsi della migrazione autunnale degli uccelli acquatici, il Ministero della Salute ha diramato alle Regioni nove misure di prevenzione, sorveglianza e controllo per ridurre il rischio di introduzione dell’influenza aviaria ad alta patogenicità negli stabilimenti avicoli

Durante il periodo estivo appena trascorso sono stati riportati in Europa 94 casi di influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI), che evidenziano la costante circolazione dei virus influenzali aviari e, con essa, i rischi di introduzione della malattia negli stabilimenti avicoli. Con la ripresa della fase migratoria, ulteriori focolai sono stati confermati in Svezia e Francia. Il Centro di Referenza Nazionale per l’Influenza Aviaria (CRN IA), consultato in merito, ritiene probabile un aumento dei casi di HPAI nei prossimi mesi, considerando l’approssimarsi della migrazione autunnale degli uccelli acquatici, che coinvolgerà in particolare il Nord Italia, accrescendo il rischio di trasmissione dei virus al comparto avicolo.
In linea con quanto indicato dal CRN IA, il Ministero della Salute ha fornito alle Regioni una serie di indicazioni per l’adozione di misure atte a ridurre il rischio di introduzione dei virus HPAI negli stabilimenti avicoli.
La prima misura riguarda l’intensificazione della sorveglianza nella popolazione selvatica: in ottemperanza al piano di sorveglianza nazionale 2026 per l’influenza aviaria, le Regioni con zone ad alto rischio A e B dovranno predisporre piani di sorveglianza attiva nei confronti degli uccelli acquatici migratori, con particolare riguardo agli anatidi e agli uccelli svernanti in Italia.
La seconda misura prevede l’adozione di strumenti per accrescere la sorveglianza finalizzata all’early detection negli stabilimenti di pollame, con particolare attenzione alle indagini e alle segnalazioni da parte degli operatori nei casi di mortalità anomala o di modifica dei parametri produttivi.
La terza misura riguarda la predisposizione di tutte le misure organizzative necessarie ad assicurare un rapido intervento in caso di conferma di focolai, tra cui abbattimento e smaltimento delle carcasse.
La quarta prevede il divieto di allevamento all’aperto negli stabilimenti di pollame situati nelle zone ad alto rischio A e B.
La quinta misura richiede, da parte di ciascuna filiera con stabilimenti in Lombardia e Veneto, la predisposizione di un programma di accasamento dei tacchini da carne nelle zone a rischio, finalizzato a ridurre la concentrazione degli animali nella fase di età critica per sensibilità all’infezione e diffusione della HPAI.
La sesta misura prevede l’adozione di protocolli di prevenzione e sorveglianza della HPAI per gli uccelli selvatici ricoverati nei Centri di Recupero Animali Selvatici (CRAS).
La settima riguarda la valutazione, in funzione del rischio, dell’eventuale sospensione del concentramento di pollame e altri volatili in cattività nelle zone A e B, in occasione di mercati, mostre, esposizioni ed eventi culturali.
L’ottava misura prevede l’adozione di regole per la gestione dei richiami vivi appartenenti agli ordini degli Anseriformi e dei Caradriformi negli appostamenti temporanei e fissi nelle zone A e B individuate in base al rischio.
La nona, infine, stabilisce prescrizioni per l’immissione e la movimentazione di selvaggina da penna nelle zone A e B.
Considerato l’approssimarsi in Italia della stagione migratoria e tenuto conto dei precedenti dati epidemiologici, che evidenziano come il mese di settembre possa ormai essere considerato l’inizio della fase epidemica della HPAI, il Ministero ritiene necessario che le misure indicate vengano adottate quanto prima.
TAG: CRAS, CRN IA & ND, INFLUENZA AVIARIA HPAI, LOMBARDIA, MIGRAZIONE, MINISTERO DELLA SALUTE, UCCELLI SELVATICI, VENETOSe l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
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