Cani
04 Settembre 2026Uno studio britannico su 770 proprietari di cani acquistati durante la pandemia rileva cambiamenti nelle cure legati alle difficoltà economiche, dall’assicurazione alle visite veterinarie

L’aumento del costo della vita ha portato oltre un proprietario di cani su dieci a modificare in senso potenzialmente negativo la gestione del proprio animale, con riduzioni delle coperture assicurative e, in alcuni casi, rinvii delle visite veterinarie. È quanto emerge da uno studio condotto nel Regno Unito su 770 proprietari di cani acquistati da cuccioli durante la pandemia di Covid-19 e pubblicato sulla rivista Animals.
Lo studio, condotto da ricercatori del Royal Veterinary College e di EviVet Evidence-Based Veterinary Consultancy, ha analizzato attraverso un questionario l’impatto della cosiddetta crisi del costo della vita sulle famiglie e sulla gestione dei “Pandemic Puppies”, cani acquistati nel 2020. I dati sono stati raccolti tra novembre 2022 e gennaio 2024, quando gli animali avevano raggiunto i 36 mesi di età.
Il 36% dei proprietari ha dichiarato che il reddito familiare era stato influenzato negativamente dall’aumento del costo della vita. Il 12,4% ha riferito di avere già introdotto cambiamenti nella gestione del cane considerati dagli autori potenzialmente negativi per il benessere animale, mentre il 10,8% prevedeva di dover effettuare ulteriori modifiche nei sei mesi successivi.
Tra le scelte segnalate più frequentemente figurano la riduzione o la cancellazione dell’assicurazione per l’animale, un minore ricorso ad addestratori professionisti, toelettatori e servizi diurni per cani e il rinvio della visita veterinaria in presenza di possibili problemi di salute. La vaccinazione è risultata invece uno degli ambiti meno interessati dai cambiamenti: il 96,2% dei proprietari non ha riferito modifiche attribuibili alle difficoltà economiche.
L’impatto è emerso nonostante il profilo economico relativamente favorevole del campione. Il 71,6% dei partecipanti dichiarava infatti un reddito familiare superiore alla mediana nazionale britannica. I proprietari con redditi fino a 90.000 sterline l’anno mostravano una probabilità maggiore di segnalare cambiamenti negativi nella gestione del cane rispetto alle famiglie con redditi superiori.
Gli autori sottolineano che il campione comprende soprattutto proprietari di mezza età, con livelli di reddito relativamente elevati e cani appartenenti a una specifica coorte acquisita durante la pandemia. I risultati non possono quindi essere estesi automaticamente all’intera popolazione dei proprietari di cani nel Regno Unito. Lo studio non ha inoltre misurato direttamente il benessere degli animali, ma ha valutato le decisioni dichiarate dai proprietari.
Secondo i ricercatori, proprio le caratteristiche relativamente favorevoli del campione fanno ritenere possibile che l’impatto delle difficoltà economiche sulla cura e sul benessere dei cani nella popolazione britannica generale sia maggiore di quello rilevato nello studio.
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