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07 Maggio 2026

Ccnl sanità 2025-2027. Fvm: gli aumenti del 5,4% non bastano, serve una riforma radicale

Il secondo incontro Aran per il rinnovo del CCNL conferma incrementi del 5,4% a regime, ma il quadro strutturale del SSN non cambia: spesa ferma al 6,4% del PIL destinata a scendere al 5,88% nel 2029, Case della Comunità quasi tutte incomplete, strutture complesse dimezzate

di Redazione Vet33


Ccnl sanità 2025-2027. Fvm: gli aumenti del 5,4% non bastano, serve una riforma radicale

Su 1.715 Case della Comunità programmate, solo 66 rispettano tutti i servizi obbligatori, denuncia la Corte dei Conti. La spesa sanitaria è ferma al 6,4% del PIL e scenderà al 5,88% nel 2029. Senza contare che le strutture complesse si sono progressivamente dimezzate in 25 anni di razionalizzazioni e accorpamenti aziendali. In questo contesto, il secondo incontro Aran ha confermato gli incrementi contrattuali per il CCNL 2025-2027 dell’Area Sanità: 5,4% a regime, come stanziato dalla Legge di Bilancio. Una notizia che, tuttavia, non cambia il quadro generale. Il problema – sottolineano i sindacati – non è solo salariale: progressioni di carriera bloccate, vincoli sull’attività libero-professionale, modelli organizzativi che non riconoscono né economicamente né simbolicamente la crescita professionale. E il risultato è la fuga delle professionalità mature verso la sanità privata. 

Il CCNL: necessario, ma non sufficiente

Il secondo incontro Aran per il rinnovo del CCNL 2025-2027 dell’Area Sanità ha confermato gli incrementi contrattuali stanziati dalla Legge di Bilancio: 5,4% a regime. L’avvio parallelo dei tavoli per il comparto e per la dirigenza sanitaria rappresenta una novità positiva in uno scenario stagnante. Ma gli incrementi contrattuali non cambiano il quadro generale.

Il contratto non può risolvere problemi generati fuori dal suo perimetro d’azione, specialmente se non può condizionare i modelli organizzativi in cui si determina lo sviluppo delle carriere.

I numeri del declino: spesa, strutture, Case della Comunità

La Corte dei Conti certifica che su 1.715 Case della Comunità programmate, solo 66 rispettano tutti i servizi obbligatori, inclusa la presenza medica e infermieristica. La spesa sanitaria è ferma al 6,4% del PIL e il rapporto tra Fondo Sanitario Nazionale e PIL scenderà al 5,88% nel 2029. In una fase di crisi inflativa, il Governo destina progressivamente meno risorse alla salute. Le Regioni dovranno razionare i servizi o aumentare le imposte locali e, in entrambi i casi, a pagare saranno i cittadini.

A questo si aggiunge il mancato ammodernamento della rete ospedaliera, sul piano edilizio e tecnologico, che scarica ulteriori criticità e carichi di lavoro sul personale del servizio pubblico.

Il nodo delle carriere: strutture complesse dimezzate e fuga verso il privato

Con l’introduzione dell’esclusività di rapporto nel 2000, la dirigenza medica e sanitaria era stata incentivata a lavorare esclusivamente nel pubblico in cambio di prospettive di carriera e di stipendio. Quelle prospettive erano concrete 25 anni fa, quando i modelli organizzativi garantivano la possibilità di raggiungere strutture complesse e livelli apicali. In 25 anni di razionalizzazioni e accorpamenti aziendali, quelle posizioni si sono progressivamente dimezzate.

Il risultato è che la mancanza di riconoscimento economico e di status, combinata con i vincoli sull’attività libero-professionale, produce la fuga delle professionalità mature verso la sanità privata, dove è possibile rendere le stesse prestazioni senza vincoli e con maggiore remunerazione. Lo stesso vale per gli infermieri.

Prevedere aumenti contrattuali sulle posizioni che poi vengono assegnate in numero esiguo a livello aziendale significa spostare le risorse nel fondo della retribuzione di risultato: una forma di cottimo che finanzia il lavoro aggiuntivo senza riconoscere il ruolo.

La domanda aperta: serve una riforma radicale?

“Che sia ora di pensare a una riforma radicale della sanità?” è la domanda che si pone la Federazione Veterinari, Medici e Dirigenti Sanitari (Fvm) al termine di questa analisi. Oltre a risorse maggiori servono progressioni di carriera che generino identità e ruolo professionale. È il personale sanitario che regge il SSN. E le regole di ingaggio di quel personale, dal 2000 ad oggi, sono diventate sempre più asfissianti.

TAG: ARAN, CASE DELLE COMUNITà, CCNL, CONTRATTO PER LA DIRIGENZA MEDICA E SANITARIA, FVM, SSN

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