Professione
27 Febbraio 2026Aran sottoscrive il contratto per medici, veterinari e dirigenti sanitari dopo il via libera della Corte dei Conti. Sindacati veterinari: aumenti insufficienti rispetto all’inflazione e criticità strutturali ancora irrisolte

Con la firma definitiva del CCNL 2022-2024 dell’Area della Dirigenza medica e sanitaria, si chiude formalmente il rinnovo contrattuale per 137mila professionisti del Servizio sanitario nazionale. Gli incrementi medi, pari al 7,27%, garantiscono circa 491 euro mensili in più, ma per i sindacati veterinari il contratto compensa solo in parte l’erosione inflattiva e non affronta le criticità strutturali che gravano su sanità pubblica e diritto alla salute.
La firma definitiva
Dopo la certificazione della Corte dei Conti, l’ARAN ha sottoscritto in via definitiva con le organizzazioni sindacali il CCNL 2022-2024 dell’Area della Dirigenza medica e sanitaria. Il rinnovo riguarda complessivamente 137mila dirigenti del SSN, di cui circa 120mila medici e 17mila dirigenti sanitari non medici, tra cui i dirigenti veterinari. Alla firma definitiva non ha aderito la Cgil, mentre Fassid ha sottoscritto il testo contrattuale.
Le risorse stanziate ammontano a 1,2 miliardi di euro, che garantiscono un incremento medio pari al 7,27%, con un aumento di circa 491 euro mensili per tredici mensilità. Una parte degli incrementi è destinata allo stipendio tabellare e sarà visibile già nelle buste paga di marzo, mentre gli arretrati verranno corrisposti nei mesi successivi. Il contratto entra in vigore immediatamente, con applicazione operativa a carico delle aziende sanitarie.
La posizione dei sindacati veterinari
Secondo la FVM, il rinnovo rappresenta un passaggio dovuto, ma già superato sul piano economico. Il presidente Aldo Grasselli ha parlato di “misurata soddisfazione”, sottolineando tuttavia come l’incremento economico compensi solo una parte dell’inflazione registrata nel triennio di riferimento.
FVM evidenzia di aver ottenuto che la maggior parte delle risorse fosse destinata alle voci fisse e ricorrenti della retribuzione, con effetti positivi anche sul piano previdenziale e sui futuri rinnovi. Resta però la richiesta di avviare rapidamente il confronto per il triennio 2025-2027, attraverso l’emanazione dell’atto di indirizzo datoriale.
Al di là degli aspetti retributivi, i sindacati richiamano l’attenzione sulle criticità sistemiche della sanità pubblica. Il disagio che attraversa ospedali e servizi territoriali, secondo le organizzazioni di categoria, non può essere risolto con il solo rinnovo contrattuale. Si sottolinea la necessità di investimenti extracontrattuali e di un rafforzamento del Fondo sanitario nazionale, per evitare che la progressiva riduzione della capacità pubblica lasci spazio crescente al mercato, con un trasferimento del costo della cura dal sistema collettivo al singolo cittadino.
“Siamo determinati nel pretendere che alla sanità pubblica siano date risposte concrete rispetto al florilegio di promesse che Stato e Regioni continuano a rinnovare ‘sine materia’. E chiediamo che la disponibilità a chiudere il nuovo contatto collettivo entro la sua vigenza sia confermata dal Governo e dalle Regioni aprendo subito la fase negoziale per il triennio 2025-2027”, ha sottolineato Grasselli.
La posizione del Governo
Il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo ha definito la firma “un passaggio concreto”, inserito nel percorso di continuità dei rinnovi contrattuali avviato dal Governo. Secondo l’esecutivo, il contratto valorizza competenze e professionalità strategiche per il funzionamento dello Stato e contribuisce al rafforzamento di una Pubblica amministrazione più solida ed efficiente.
CITATI: ALDO GRASSELLI, PAOLO ZANGRILLOSe l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
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