Professione
27 Novembre 2024Al Senato è al vaglio il testo delega che prevede un semestre filtro al posto del numero chiuso. Critiche le opposizioni mentre la maggioranza sostiene con forza la riforma

Nella giornata di martedì 26 novembre, il Senato ha avviato l’esame della proposta di legge delega per la revisione delle modalità di accesso ai corsi di laurea magistrale in Medicina e chirurgia, in Odontoiatria e protesi dentaria e in Medicina veterinaria. Al centro del dibattito, l’abolizione del test d’ingresso a favore di un semestre introduttivo con selezione basata sul merito, che punta a incrementare il numero e la qualità dei professionisti sanitari.
L’Assemblea del Senato ha avviato l’esame del testo unificato, proposto dalla Commissione, recante delega al Governo per la revisione delle modalità di accesso ai corsi universitari di medicina, tra cui quello di medicina veterinaria. Il senatore Francesco Zaffini (FdI), relatore della proposta, ha riferito che il testo unificato, frutto di un lavoro collaborativo tra diverse forze politiche e la Regione siciliana, si compone di tre articoli:
● l’articolo 1 mira a potenziare il Servizio sanitario nazionale, incrementando il numero e la qualità dei professionisti sanitari;
● l’articolo 2 introduce l’idea di un accesso libero al primo semestre dei corsi di laurea, eliminando quindi il numero chiuso iniziale, con un’ulteriore selezione per il secondo semestre, basata su esami e una graduatoria nazionale di merito. In caso di mancata ammissione al secondo semestre, i crediti ottenuti possono essere riconosciuti per l’iscrizione a corsi di laurea alternativi in ambito biomedico, sanitario, farmaceutico o veterinario;
● infine, l’articolo 3 prevede la revisione delle normative attuali per allinearle ai nuovi criteri stabiliti dal ddl.
È seguita quindi la discussione generale, alla quale hanno preso parte i senatori Vincenza Aloisio, Elisa Pirro (M5S), Crisanti, Ylenia Zambito, Sandra Zampa, Verducci (PD), Giulia Cosenza, Russo, Zullo (FdI), Daniela Ternullo (FI-BP) e Clotilde Minasi (LSP).
Tra le critiche pervenute in aula: la riforma avrebbe solo posticipato il numero chiuso per i corsi senza affrontare i problemi strutturali, come la carenza di risorse per le università; l’aumento degli iscritti senza adeguati investimenti rischia di peggiorare la qualità della formazione e favorire le università private, creando disuguaglianze.
I gruppi di maggioranza che sostengono la riforma hanno invece sottolineato che si tratta di una soluzione meritocratica, che garantisce una formazione più inclusiva, offre agli studenti la possibilità di esplorare la loro vocazione e prepararsi adeguatamente, sopperendo alla carenza di medici specialistici.
In replica, il relatore ha sottolineato che la riforma contempera due esigenze principali:
● eliminare un test d’ingresso iniquo e gestire il numero di studenti, che non può essere illimitato senza compromettere la qualità della formazione;
● ha quindi enfatizzato l’importanza di una delega al Governo per risolvere le questioni tecniche, con l’obiettivo di avviare la riforma nell’anno accademico 2025-26 e di fornire una formazione biomedica già nelle scuole superiori.
Il Ministro dell’università e della ricerca Anna Maria Bernini ha ribadito che il sistema precedente favoriva un mercato a pagamento e non basato sul merito: il semestre formativo permetterà agli studenti di acquisire un bagaglio di competenze in scienze mediche, utile anche per altre aree sanitarie. Ha quindi confermato l’impegno a lavorare in modo collaborativo con il Parlamento per realizzare i decreti delegati e garantire un aumento progressivo dei posti in medicina, supportato da adeguati finanziamenti. Infine, ha risposto alle accuse di tagli ai finanziamenti universitari, citando numeri che smentiscono tali affermazioni.
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