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Animali selvatici

12 Ottobre 2026

Living Planet Report 2026: i vertebrati selvatici sono calati del 73%. Ma ci sono segnali di ripresa

Il nuovo rapporto WWF monitora quasi 36mila popolazioni di 5.790 specie. In Italia a rischio il 30% dei vertebrati, ma lupo, lontra e tartaruga marina mostrano inversioni di tendenza


Living Planet Report 2026: i vertebrati selvatici sono calati del 73%. Ma ci sono segnali di ripresa

In cinquant’anni le popolazioni monitorate di vertebrati selvatici hanno perso in media il 73% della loro consistenza. È il dato centrale del Living Planet Report 2026, pubblicato dal WWF in collaborazione con la Zoological Society of London e presentato a Roma. 

Il rapporto si inserisce in vista della COP17 sulla biodiversità, che si apre il 19 ottobre a Yerevan, Armenia. Il rapporto analizza 35.803 trend di popolazione relativi a 5.790 specie di vertebrati nel periodo 1970-2022, confermando e approfondendo dati già in parte visti nel 2024.

Il crollo è disomogeneo tra gli ecosistemi: le specie d’acqua dolce registrano il declino più severo (-85%), seguite da quelle terrestri (-69%) e marine (-59%). Le principali pressioni identificate sono la perdita e il degrado degli habitat, il sovrasfruttamento, i cambiamenti climatici, l’inquinamento, le specie invasive e le malattie, tutte riconducibili, secondo il rapporto, ai sistemi agroalimentare, energetico e finanziario globali. Luciano di Tizio, presidente di WWF Italia, segnala che il 30% dei vertebrati italiani e il 25% delle specie marine del Mediterraneo sono a rischio di estinzione.

Il quadro mondiale non è però privo di segnali positivi. Circa la metà delle popolazioni incluse nell’indice risulta stabile o in crescita. Tra i casi più significativi, la tigre selvatica è passata da circa 3.200 a 5.700 individui tra il 2010 e il 2025, con un incremento superiore al 70%, pur occupando ancora meno dell’8% del range storico. Le popolazioni meridionali di elefante africano della savana, classificata come specie in pericolo, si attestano intorno a 293mila individui e mostrano tendenze stabili o in crescita nelle aree dove sono stati attivati corridoi ecologici, programmi di gestione comunitaria e misure anti-bracconaggio. Anche il tonno rosso e la tartaruga verde mostrano recuperi locali documentati.

Sul fronte italiano, tra le note positive, il lupo — quasi estinto negli anni Settanta — ha recuperato gran parte del suo areale storico nel Paese. La tartaruga marina Caretta caretta registra una crescita costante dei nidi monitorati sulle coste italiane: da 17 nel 2017 a 338 nel 2025, frutto di 25 anni di attività di conservazione del WWF. Lontra e aquila di Bonelli mostrano segnali di lenta ripresa nelle aree di intervento.

In conclusione, l’obiettivo degli accordi di Kunming-Montreal, cioè arrestare e invertire la perdita di biodiversità entro il 2030, richiede, secondo il WWF, un’accelerazione significativa nell’attuazione delle politiche, maggiori investimenti e una leadership politica più decisa.

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