Animali selvatici
22 Settembre 2026Nel mese di agosto 2026 è stata rilevata per la prima volta in Italia, in un allevamento di lepri della provincia di Padova, la presenza del ceppo ha-Myxovirus del virus della mixomatosi. Confermate positività anche in lepri selvatiche nel Padovano e nel Veneziano; segnalazioni di mortalità ancora da verificare nel Rodigino

Ad agosto 2026 è stata rilevata per la prima volta in un allevamento di lepri della provincia di Padova la presenza della variante ha-Myxovirus del virus della mixomatosi del coniglio, malattia virale altamente debilitante e diffusiva, in grado di causare malattia anche nella lepre. Si tratta della prima segnalazione in Italia di questo specifico ceppo. I campioni di lepre sono stati conferiti presso il Centro di Referenza Nazionale per le Malattie Virali dei Lagomorfi, Laboratorio di Referenza WOAH per la Mixomatosi dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna (IZSLER), che ha effettuato la caratterizzazione genetica del virus.
Altre segnalazioni hanno consentito alla Sezione di Treviso dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) di confermare la positività per mixomatosi anche in lepri selvatiche rinvenute negli Ambiti Territoriali di Caccia di Padova e Venezia, mentre dalla provincia di Rovigo sono giunte segnalazioni di mortalità tra le lepri selvatiche, ancora da verificare in laboratorio. La presenza del virus sul territorio è quindi confermata, ma per delineare con maggiore precisione la sua distribuzione geografica sono necessarie specifiche attività di sorveglianza.
La mixomatosi è una malattia virale altamente contagiosa e diffusiva del coniglio domestico e selvatico, endemica da quasi 75 anni in Europa. Il coniglio europeo (Oryctolagus cuniculus) è la specie maggiormente colpita, mentre le specie americane del genere Sylvilagus fungono da serbatoio, risultando più resistenti. La lepre, colpita occasionalmente, può infettarsi con i ceppi classici ma raramente sviluppa la malattia. L’agente eziologico è un Poxvirus (Leporipoxvirus), di cui esiste un solo sierotipo ma diversi ceppi con patogenicità differente. Il virus esercita la propria azione patogena attraverso numerosi geni immuno-modulatori, in grado di intralciare i processi immunologici nativi e adattativi, determinando uno stato di immunosoppressione con frequente comparsa di infezioni secondarie, spesso batteriche, che rappresentano la causa ultima della morte degli animali.
La mixomatosi era stata segnalata nella lepre bruna (Lepus europaeus) in forma sporadica già negli anni ’50 in Francia e Irlanda, e successivamente nel 2014 e nel 2018 nel Regno Unito. Nel 2018, in Sicilia, era stato riportato un caso di mortalità nella lepre italica (Lepus corsicanus), causato da una coinfezione tra un ceppo classico di mixomavirus e Treponema paraluisleporidarum ecovar Lepus, con un’ipotizzata azione sinergica facilitata dalla compromissione del sistema immunitario.
Più recentemente si è osservato un ampliamento della gamma di ospiti della famiglia Leporidae: nel 2018, in Spagna, era stato segnalato un nuovo ceppo mutato del virus, adattato alla lepre iberica (Lepus granatensis). Questo nuovo ceppo è il risultato di un fenomeno di ricombinazione, caratterizzato dall’inserimento di 2.800 nucleotidi nel gene M009L, come evento ricombinante tra il virus della mixomatosi e un poxvirus non ancora identificato.
Dalla prima identificazione del nuovo virus, chiamato Toledo-MYXV o ha-Myxovirus, sono stati descritti focolai in Portogallo nella lepre iberica e successivamente in Spagna, in conigli selvatici e d’allevamento. In seguito, si è osservato che anche la lepre bruna poteva infettarsi, dapprima nella Penisola Iberica e quindi in diversi Paesi dell’Europa continentale, con una progressione da Nord a Sud: Olanda e Germania, Repubblica Ceca e Slovacchia, Austria e infine Ungheria. Se ne sospetta inoltre la presenza, ancora non confermata, in Slovenia e Serbia.
L’andamento epidemiologico della mixomatosi della lepre è caratterizzato da stagionalità, legata alla presenza di vettori e a condizioni di temperatura e umidità favorevoli, e da una trasmissione sia per contatto diretto sia mediata da vettori (zanzare, pulci e mosche). La mortalità appare variabile, probabilmente correlata alla densità degli animali e a fattori predisponenti: trattandosi di un agente immunosoppressivo, sono possibili coinfezioni da Treponema, Pasteurella e altri patogeni. È possibile anche una guarigione spontanea, soprattutto quando vengono attuate terapie di supporto per prevenire forme secondarie, mentre l’immunità di popolazione risulta assente, con un tempo stimato di 3-5 anni prima di ottenere una protezione diffusa.
Le lesioni anatomopatologiche osservate sono quelle caratteristiche della mixomatosi indotta dai ceppi classici nel coniglio: lesioni nodulari con edema e dermatite su testa, occhi e naso, sulle gambe e nella regione anogenitale, congiuntivite con lacrimazione e gonfiore che può portare a cecità nelle fasi finali, e alterazioni a carico degli organi interni, tra cui congestione ed emorragia polmonare ed edema alveolare.
La mixomatosi è una malattia soggetta a notifica obbligatoria in base al Decreto del 26 gennaio 2026, “Individuazione delle malattie animali diverse dalle malattie elencate dal Regolamento 2016/429, in attuazione dell’articolo 1, comma 2, del Decreto Legislativo 136/2022”. Insieme alla Malattia Virale Emorragica (MEV/RHD), è stata inserita come malattia di categoria E, per la quale è prevista la sorveglianza secondo la normativa comunitaria (Regolamento Ue 429/2016 e Regolamento Ue 1882/2018). Ne deriva l’obbligo di sottoporre la malattia a programmi di monitoraggio, attraverso una sorveglianza sia passiva, con il conferimento e l’analisi virologica e sierologica delle carcasse rinvenute morte sul territorio, sia, laddove possibile, attiva, tramite il campionamento degli animali provenienti da prelievo venatorio, con particolare attenzione a soggetti deboli o con difficoltà motorie.
La sospensione del prelievo venatorio potrebbe essere considerata in situazioni di elevata mortalità in zone circoscritte, mentre risulta più importante sospendere la movimentazione di capi potenzialmente infetti, soprattutto provenienti da Paesi già colpiti come Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, o da allevamenti e zone non sottoposti a sorveglianza sanitaria.
La vaccinazione non è praticabile nei selvatici, data la durata limitata dell’immunità cellulare (4-5 mesi), ma può essere proposta come intervento preventivo negli allevamenti di lepri situati in aree a rischio, da ripetersi ogni quattro mesi con ceppi attenuati che inducono protezione crociata, sebbene manchino ancora dati scientifici specifici sull’efficacia dei vaccini disponibili per il coniglio nella specie lepre.
Poiché il virus è in grado di infettare anche conigli selvatici e domestici allevati, negli allevamenti commerciali, in particolare nelle zone a rischio accertato, è indispensabile rafforzare le misure di biosicurezza per prevenire possibili introduzioni, spesso legate a insetti vettori, mantenere la profilassi indiretta e sottoporre tempestivamente a diagnosi di laboratorio e caratterizzazione molecolare ogni situazione sospetta.
TAG: HA-MYXOVIRUS, LEPRI, MIXOMATOSISe l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
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