Cambiamento climatico
29 Giugno 2026Il riscaldamento globale favorisce l’arrivo nel Mediterraneo di specie marine aliene dotate di tossine: vermocane, caravella portoghese e pesce palla si aggiungono alle classiche meduse e tracine. Davide Lonati, tossicologo del Centro Antiveleni di Pavia, illustra i rischi e i protocolli di intervento

Non più solo meduse e tracine, nel Mediterraneo avanzano specie marine aliene dotate di tossine, favorite dal riscaldamento globale che rende i nostri mari sempre più ospitali per organismi provenienti da altri bacini. Vermocane, caravella portoghese e pesce palla sono le specie più insidiose segnalate negli ultimi anni. Lo spiega Davide Lonati, medico tossicologo del Centro Antiveleni ICS Maugeri e socio della Società Italiana di Tossicologia (Sitox), che al Centro riceve 100-200 segnalazioni annue per problemi con animali marini, con una crescente quota legata alle specie aliene.
“L’allarme più recente è relativo al pesce palla, ma pensiamo anche al vermocane e alla caravella portoghese: specie marine che, complice il riscaldamento globale, si adattano ai nostri mari”, spiega Lonati. Il fenomeno si inserisce nel quadro più ampio dell’espansione delle specie invasive nel Mediterraneo, già documentata per insetti vettori come Aedes albopictus e per diverse specie ittiche. Le nuove specie si sommano ai classici incidenti con meduse e tossine algali, aumentando la complessità del quadro tossicologico costiero.
La caravella portoghese è particolarmente insidiosa: oltre all’effetto urticante dei tentacoli, può causare cardiotossicità con complicanze aritmogene. “Abbiamo avuto casi al Sud Italia di persone con effetti cutanei seguiti da complicanze cardiache. E gli avvistamenti stanno aumentando”, avverte Lonati. Il vermocane provoca bruciore e irritazione per i numerosi aculei urticanti. Il pesce palla, ormai presente nel Mediterraneo, contiene tetradotossina: casi di intossicazione sono stati già documentati in Turchia.
Per le meduse i consigli popolari sono spesso controproducenti: ammoniaca, urina, alcol e aceto non sono indicati. La zona colpita non va mai sciacquata con acqua dolce, che per osmosi favorisce la rottura delle nematocisti e il rilascio delle tossine. Corretta invece la rimozione delle nematocisti con sabbia o superficie rigida, seguita da risciacquo con acqua di mare.
Per tracina e pesce leone le tossine sono termolabili: immergere la parte colpita in acqua a 40-45°C denatura la tossina e riduce il dolore. Rimane necessaria la valutazione ospedaliera per la profilassi antitetanica e la rimozione di eventuali residui di aculeo.
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