Bovini
18 Maggio 2026Durante un focolaio in un allevamento da latte della California, RNA di H5N1 ad alta patogenicità è stato rilevato nel seme di un toro Holstein asintomatico. Lo studio su Emerging Infectious Diseases solleva interrogativi sulla trasmissione silente e sulla biosicurezza nei centri di raccolta del seme

L’RNA del virus H5N1 ad alta patogenicità è stato rilevato nel seme di un toro Holstein asintomatico in un allevamento da latte della California colpito da un focolaio nel 2024. È quanto riporta uno studio diagnostico pubblicato su Emerging Infectious Diseases (CDC), condotto dal Wisconsin Veterinary Diagnostic Laboratory in collaborazione con Cornell University e University of Wisconsin-Madison. Il virus infettivo non è stato isolato, ma il ritrovamento apre interrogativi sulla possibilità di diffusione silente del virus attraverso la fecondazione artificiale e sui protocolli di biosicurezza nei centri di raccolta del seme bovino.
Il genotipo B3.13 di HPAI H5N1 ha iniziato a circolare in California nell’agosto 2024, probabilmente introdotto attraverso il movimento interstatale di bovine infette. A ottobre 2024, in un allevamento Holstein da 4.500 capi, l’infezione è stata rilevata tramite RT-PCR su campioni di latte di vasca. Le bovine in lattazione hanno mostrato calo della produzione, mastite, letargia, disidratazione, anoressia e febbre. In tre settimane il tasso di morbilità ha raggiunto il 60% del gregge.
Circa quattro settimane dopo la diagnosi, il veterinario aziendale ha raccolto campioni diagnostici da tre tori Holstein di tre anni: tamponi nasali profondi, raschiati prepuziali, fluido seminale pre-eiaculato, seme e siero.
I campioni sono stati analizzati con RT-PCR multipla per influenza A. RNA virale è stato rilevato a basso titolo nel seme del toro 1 con tre diversi test, confermato con una seconda estrazione per escludere contaminazione di laboratorio. Il ceppo è stato identificato come HPAI H5N1 clade 2.3.4.4b genotipo B3.13. Il sequenziamento parziale del genoma ha mostrato che le sequenze del toro 1 si raggruppano con sequenze di origine bovina B3.13 ed erano più strettamente correlate a un campione raccolto nello stesso periodo da un lavoratore di un allevamento da latte californiano. I tori 2 e 3 sono risultati negativi in tutti i campioni.
I tentativi di isolare il virus infettivo su uova embrionate SPF e cellule MDCK sono risultati negativi. Il siero del toro 1 mostrava un rapporto campione/controllo positivo di 0,620 all’ELISA per influenza A, vicino alla soglia di 0,5, con possibile indicazione di sieroconversione; il toro 1 è stato abbattuto prima che fosse possibile raccogliere campioni per il test di convalescenza.
Secondo gli autori, l’RNA virale potrebbe derivare da escrezione attiva nel seme o da contaminazione del campione durante la raccolta, in un ambiente con elevata carica virale ambientale documentata durante il focolaio. Il rilevamento di RNA non conferma la presenza di virus infettivo, ma il dato è sufficiente a sollevare interrogativi sulla possibilità di diffusione silente di H5N1 attraverso tori asintomatici e programmi di inseminazione artificiale.
Gli autori raccomandano ulteriori ricerche sul tropismo tissutale di H5N1 negli organi riproduttivi bovini e sulla capacità dei tori infetti di eliminare virus nel seme in condizioni naturali. Le implicazioni riguardano sia gli allevamenti con monta naturale sia i centri di raccolta del seme per la fecondazione artificiale, suggerendo la necessità di protocolli di biosicurezza rafforzati in entrambi i contesti.
TAG: ALLEVAMENTO, BIOSICUREZZA, CALIFORNIA, CONSERVAZIONE SEME, FECONDAZIONE, H5N1, INFLUENZA AVIARIA, LATTE, RAZZA HOLSTEIN, RNA, TOROSe l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
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