Animali acquatici
13 Aprile 2026Uno studio internazionale utilizza pinguini di Magellano come “sensori viventi” per rilevare l’inquinamento da Pfas nelle aree più remote del Pianete, come in Patagonia, confermando la diffusione globale degli inquinanti eterni

I Pfas raggiungono anche la Patagonia. A dimostrarlo è uno studio internazionale guidato dall’Università statale di New York a Buffalo e dall’Università della California a Davis che ha trasformato i pinguini di Magellano in veri e propri “sensori viventi”, grazie a piccoli dispositivi non invasivi applicati alle zampe. Oltre il 90% dei campionatori ha rilevato la presenza degli “inquinanti eterni”, confermando che queste sostanze persistenti si diffondono anche negli ecosistemi più remoti.
I Pfas, noti come “inquinanti eterni” per la loro persistenza e capacità di accumulo, sono stati rilevati anche lungo le coste della Patagonia argentina. A individuarli è stato un team internazionale della State University of New York (Buffalo) e della University of California (Davis), che ha utilizzato i pinguini di Magellano come indicatori biologici.
Lo studio è stato pubblicato su Earth: Environmental Sustainability e dimostra che gli animali possono aiutare a monitorare il loro stesso ambiente tramite metodi non invasivi.
La ricerca ha coinvolto 54 pinguini tra il 2022 e il 2024. Gli animali sono stati dotati per pochi giorni di anelli in silicone contenenti campionatori passivi capaci di assorbire sostanze chimiche presenti nell’acqua, nell’aria e sulle superfici con cui gli animali entrano in contatto. Il metodo è non invasivo e non altera il comportamento degli animali.
“I pinguini scelgono per noi i siti di campionamento” spiega Ralph Vanstreels, medico veterinario specializzato in fauna selvatica dell’UC Davis. “Mentre svolgono le loro attività quotidiane, ci indicano dove intensificare il monitoraggio”.
Una volta recuperati, i sensori sono stati analizzati nei laboratori della State University of New York. I risultati mostrano che oltre il 90% dei campioni contiene Pfas, sia di vecchia generazione che di nuova generazione, introdotti come alternative ritenute più sicure.
“La presenza di Pfas sostitutivi dimostra che questi composti non restano confinati alle aree industriali” osserva Diana Aga, professoressa emerita di chimica della SUNY. “Raggiungono anche gli ecosistemi più remoti”.
Il metodo offre un approccio innovativo per monitorare l’inquinamento in ambienti marini e remoti, dove i campionamenti tradizionali sono complessi.
Secondo Marcela Uhart, direttrice del Programma per l’America Latina al Karen C. Drayer Wildlife Health Center dell’UC Davis. “Trasformare i pinguini in sentinelle dell’ambiente ci permette di comprendere meglio lo stato di salute degli ecosistemi”.
Il team punta ora ad ampliare il monitoraggio ad altre specie, come i cormorani, capaci di immergersi fino a 76 metri di profondità, per ottenere dati più completi sulla contaminazione delle acque.
CITATI: DIANA AGA, MARCELA UHART, RALPH VANSTREELSSe l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
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