Animali selvatici
04 Marzo 2026Rilasciati 158 esemplari nell’ambito del progetto di ripristino ecologico dell’isola. Satelliti e dati ambientali guidano la reintroduzione della specie

Dopo oltre 150 anni di assenza, 158 tartarughe giganti sono state reintrodotte sull’isola di Floreana, nell’arcipelago delle Galápagos, grazie a un progetto di ripristino ecologico supportato da dati satellitari e coordinato da ricercatori internazionali, con l’obiettivo di ricostruire l’equilibrio dell’ecosistema originario.
La reintroduzione delle tartarughe giganti
Il ritorno delle tartarughe giganti rappresenta una tappa centrale del progetto di ripristino ecologico di Floreana, iniziativa per ricostruire la biodiversità originaria dell’isola attraverso la reintroduzione di 12 specie autoctone e la rimozione di specie invasive come ratti e gatti selvatici.
In totale sono stati liberati 158 esemplari, destinati a ricostituire una popolazione stabile dopo la scomparsa della specie sull’isola a metà del XIX secolo, quando la caccia e l’introduzione di predatori alloctoni determinarono il collasso della popolazione.
Le tartarughe giganti sono considerate una specie chiave negli ecosistemi delle Galápagos. Attraverso il pascolo della vegetazione, l’apertura di corridoi naturali nella macchia e la dispersione dei semi tra le diverse aree dell’isola, questi animali contribuiscono a modellare il paesaggio e a sostenere la diversità vegetale.
Origine del programma di riproduzione
Le basi del progetto risalgono al 2000, quando un gruppo di ricercatori guidato da James Gibbs dell’organizzazione Galápagos Conservancy individuò sul vulcano Wolf, nell’isola di Isabela, alcune tartarughe con caratteristiche genetiche riconducibili alla popolazione storica di Floreana.
Successive analisi del DNA, effettuate confrontando campioni genetici con resti ossei conservati in grotte e collezioni museali, hanno confermato il legame genetico con la specie originaria dell’isola. Questo risultato ha consentito l’avvio di un programma di allevamento e riproduzione che nel corso degli anni ha prodotto centinaia di esemplari destinati alla reintroduzione.
Satelliti e dati ambientali per pianificare la reintroduzione
La scelta delle aree più adatte alla reintroduzione è stata supportata da un sistema decisionale basato sull’integrazione di dati satellitari e osservazioni sul campo. Le informazioni raccolte hanno permesso di individuare zone con condizioni favorevoli in termini di vegetazione, disponibilità d’acqua e idoneità alla nidificazione.
Tra i sistemi utilizzati figurano i satelliti Landsat e Sentinel del programma europeo Copernicus, impiegati per monitorare la copertura vegetale, la missione Global Precipitation Measurement di Stati Uniti e Giappone per l’analisi delle precipitazioni e il satellite Terra della NASA per la stima delle temperature superficiali.
L’integrazione tra osservazioni ambientali satellitari e dati raccolti sul campo in tutto l’arcipelago ha consentito di pianificare la reintroduzione in aree che dovrebbero garantire condizioni favorevoli alla sopravvivenza della specie anche nei prossimi decenni.
CITATI: JAMES GIBBSSe l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
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