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Cambiamento climatico

05 Febbraio 2026

Clima e antibiotico-resistenza, nuova sfida One Health per la medicina veterinaria

Senza integrare cambiamento climatico e antimicrobico-resistenza nei piani globali e nazionali, la gestione dell’AMR negli animali rischia di diventare inefficace di fronte alle nuove pressioni ambientali


Clima e antibiotico-resistenza, nuova sfida One Health per la medicina veterinaria

Un gruppo di esperti ha pubblicato su The Lancet Planetary Health un appello urgente per colmare il divario politico tra cambiamento climatico e antimicrobicoresistenza (AMR). Nonostante le due crisi planetarie siano strettamente connesse, il Piano d'Azione Globale (Global Action Plan, GAP) dell'Organizzazione Mondiale della Sanità sull'AMR del 2015, documento di riferimento che ha guidato 78 Paesi nello sviluppo di strategie nazionali contro l'AMR, non menziona il cambiamento climatico, e la bozza zero del nuovo GAP 2026-2035 affronta la questione solo marginalmente, omettendo le fondamentali interconnessioni tra i due fenomeni. Questo ha fatto sì che i piani nazionali derivati abbiano ignorato l'impatto ambientale e climatico sulla resistenza antimicrobica, concentrandosi su aspetti puramente sanitari e microbiologici senza considerare il contesto ecologico in rapida evoluzione. Gli autori sottolineano che la revisione in corso rappresenta un'opportunità cruciale per correggere questa lacuna sempre più anacronistica di fronte alle evidenze scientifiche accumulate negli ultimi anni.

I meccanismi attraverso cui il cambiamento climatico alimenta l'antimicrobicoresistenza hanno implicazioni dirette e concrete per i veterinari. Le pressioni climatiche su acquacoltura, agricoltura e allevamenti zootecnici aumentano drammaticamente i tassi di infezione negli animali, portando inevitabilmente a un maggior uso di antimicrobici. Temperature elevate, minor disponibilità di acqua e qualità degli alimenti compromettono la salute e la resilienza degli animali, creando un circolo vizioso in cui il sistema immunitario indebolito richiede maggiori interventi terapeutici. Questo scenario si traduce in una maggiore dipendenza dai trattamenti antimicrobici proprio mentre aumenta la resistenza.

L'urgenza è evidente: temperature in aumento, distruzione degli ecosistemi e danni ai sistemi idrici e igienico-sanitari creano condizioni ideali per la proliferazione di patogeni resistenti. Gli eventi meteorologici estremi, sempre più frequenti e intensi, rappresentano un ulteriore fattore critico spesso sottovalutato. Alluvioni e siccità non solo danneggiano le infrastrutture degli allevamenti, ma favoriscono attivamente la disseminazione dei geni di resistenza attraverso l'ambiente e le migrazioni forzate di animali. Questi spostamenti aumentano il contatto tra popolazioni microbiche diverse, facilitando il trasferimento orizzontale di geni creando nuove combinazioni potenzialmente pericolose. Il carico crescente sui sistemi sanitari veterinari, già sotto pressione per ragioni economiche e organizzative, si traduce in prescrizioni inappropriate di antibiotici, accelerando ulteriormente lo sviluppo di resistenze.

Gli esperti propongono un'integrazione sistematica della dimensione climatica nei sei obiettivi strategici del nuovo GAP, con raccomandazioni specifiche per il settore veterinario. Servono programmi educativi che colleghino esplicitamente la gestione antimicrobica con il cambiamento climatico, preparando veterinari, allevatori e operatori a comprendere e anticiparne l'impatto su malattie e resistenza. Il rafforzamento dei sistemi di sorveglianza dovrebbe includere lo sviluppo di sistemi di early warning che correlino i parametri climatici con pattern di AMR nelle popolazioni animali, permettendo interventi preventivi prima che le situazioni diventino critiche. Le strategie di biosicurezza negli allevamenti devono evolversi per considerare come gli eventi estremi possano compromettere i protocolli di contenimento. La gestione degli antimicrobici richiede una nuova consapevolezza di come le pressioni climatiche possano alterare la farmacocinetica e la stabilità dei farmaci, oltre a influenzare le condizioni di smaltimento in situazioni meteorologiche estreme che possono facilitare la dispersione ambientale di residui attivi.

L'approccio One Health, già riconosciuto come fondamentale, deve evolversi verso un "Climate-Smart One Health" che riconosca esplicitamente il cambiamento climatico come driver della crisi AMR. Per la medicina veterinaria, questo significa ripensare dalla progettazione delle strutture alla ricerca di alternative sostenibili agli antimicrobici che funzionino efficacemente in condizioni ambientali mutevoli.
Gli esperti concludono con un appello chiaro: la revisione del GAP 2026-2035 non può permettersi di replicare l'errore di omettere questa interconnessione critica.

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