Animali acquatici
21 Gennaio 2026Dopo vent’anni di negoziati diventa operativo il trattato BBNJ. Coinvolte le aree oceaniche dove si pesca ogni anno oltre 11 milioni di tonnellate di risorse ittiche

Dopo oltre vent’anni di negoziati, entra ufficialmente in vigore l’accordo internazionale sulla biodiversità marina nelle aree al di fuori della giurisdizione nazionale, note come high seas. Si tratta di uno spazio che copre la maggior parte dell’ambiente vitale del Pianeta e da cui provengono ogni anno circa 11 milioni di tonnellate di pesce, principalmente tonni, palamite e pesci spada. L’intesa rappresenta un passaggio chiave per la tutela e l’uso sostenibile degli oceani e segna un rafforzamento della governance globale dei mari.
L’accordo, noto come BBNJ (Biodiversity Beyond National Jurisdiction), conta 145 firmatari ed è finalizzato alla conservazione e all’utilizzo sostenibile della biodiversità marina nelle acque internazionali. La Fao è indicata come partner fondamentale per la sua attuazione, grazie all’esperienza maturata nella gestione delle risorse ittiche e degli ecosistemi marini.
Il trattato interviene su quattro pilastri principali:
1) risorse genetiche marine;
2) strumenti di gestione territoriale, incluse le aree marine protette;
3) valutazioni di impatto ambientale;
4) sviluppo delle capacità e trasferimento tecnologico, con particolare attenzione ai Paesi a basso reddito.
Secondo la Fao, la pesca nelle acque internazionali è oggi regolamentata da una rete di accordi e organizzazioni regionali, ma presenta significative lacune geografiche e normative. Il nuovo accordo richiede un approccio intersettoriale, capace di integrare e rafforzare i quadri esistenti che disciplinano attività come pesca, navigazione, estrazione mineraria e ricerca esplorativa.
L’esperienza accumulata dall’Agenzia Onu in decenni di gestione e conservazione della biodiversità marina sarà determinante per rendere operativo il trattato e garantire una reale applicazione delle nuove misure.
“L’accordo è un importante passo avanti per colmare le lacune critiche nella governance delle aree al di fuori della giurisdizione nazionale”, ha dichiarato Manuel Barange, direttore generale aggiunto della Fao e responsabile del Dipartimento Pesca e Acquacoltura.
Barange ha sottolineato come i dati Fao sulla pesca (produzione, commercio, occupazione, capacità delle flotte e consumo di risorse acquatiche) saranno essenziali per l’attuazione dell’accordo, insieme alle valutazioni periodiche sullo stato delle risorse ittiche marine.
L’entrata in vigore del trattato BBNJ segna un cambio di passo nella tutela degli oceani, introducendo una visione più coordinata e globale della gestione delle acque internazionali. In un contesto di crescente pressione sugli ecosistemi marini, l’accordo punta a conciliare conservazione della biodiversità, sicurezza alimentare e sostenibilità economica, rafforzando il ruolo delle istituzioni multilaterali nella protezione di un patrimonio che appartiene all’intera umanità.
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