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Animali da Compagnia

20 Gennaio 2026

Morte di cani e gatti, un lutto intenso quanto quello per un familiare

La perdita di un animale domestico può causare un disturbo da lutto prolungato clinicamente rilevante. Il dolore è comparabile a quello per familiari e partner, ma spesso non è riconosciuto nei percorsi di cura

di Redazione Vet33


Morte di cani e gatti, un lutto intenso quanto quello per un familiare

La perdita di un animale domestico non è solo un evento emotivamente difficile, ma può rappresentare un vero fattore di rischio per la salute mentale. Secondo uno studio condotto dalla Maynooth University di Kildare (Irlanda) e pubblicato su PLOS One, il dolore provato per la morte di un cane o di un gatto può essere intenso tanto quanto quello associato alla perdita di una persona cara e, in una quota non trascurabile di casi, evolvere in un disturbo da lutto prolungato. I risultati mettono in discussione l’attuale esclusione del lutto per animali domestici dai criteri diagnostici ufficiali e sollevano interrogativi rilevanti per medici, medici veterinari e professionisti della salute mentale.

Il legame affettivo uomo-animale: qual è l’intensità del dolore

Il legame affettivo tra esseri umani e animali da compagnia è spesso profondo e strutturato. Ricerche recenti mostrano che fino al 97% dei proprietari considera il proprio animale domestico come un membro della famiglia; oltre la metà lo percepisce come emotivamente equivalente a un familiare umano. Questa relazione si riflette direttamente anche nell’esperienza del lutto. 
È stato analizzato un campione di 975 adulti del Regno Unito, rappresentativi della popolazione generale, di cui il 32,6% aveva perso un animale domestico nel corso della vita. Tra coloro che avevano sperimentato sia la perdita di un animale sia quella di una persona cara, il 21% ha indicato la morte dell’animale come il lutto più doloroso in assoluto.

Il lutto per la perdita di un animale domestico

I risultati dello studio mostrano che il 7,5% delle persone che avevano perso un animale domestico soddisfaceva i criteri diagnostici per il disturbo da lutto prolungato. Una percentuale paragonabile a quella osservata dopo la perdita di un amico stretto, un familiare allargato, un fratello o una sorella o un partner.
Solo la perdita di un genitore e, soprattutto, di un figlio presentava tassi nettamente superiori. In termini di rischio relativo, la morte di un animale domestico era associata a un aumento del rischio di lutto prolungato del 27%.
Dal punto di vista dell’impatto sulla popolazione, il lutto per animali domestici risulta responsabile di oltre l’8% di tutti i casi di disturbo da lutto prolungato, un dato legato all’elevata frequenza di questo tipo di perdita.

Che cos’è il disturbo da lutto prolungato

Il disturbo da lutto prolungato (Prolonged Grief Disorder, PGD) è una diagnosi psichiatrica riconosciuta dall’ICD-11 dell’Organizzazione mondiale della sanità e dal DSM-5-TR dell’American Psychiatric Association. È una condizione psicopatologica caratterizzata da una risposta al lutto persistente e disfunzionale, che compromette in modo significativo il funzionamento personale, sociale o lavorativo.
I criteri per la diagnosi includono, per almeno 12 mesi negli adulti: desiderio intenso e persistente per il defunto; dolore emotivo marcato (tristezza profonda, senso di vuoto, colpa, rabbia); difficoltà ad accettare la perdita; ritiro sociale e compromissione della vita quotidiana.
Attualmente, però, la diagnosi di PGD può essere posta solo in seguito alla morte di una persona, non di un animale.

Sintomi sovrapponibili a quelli per un lutto “umano”

Un elemento centrale dello studio riguarda la qualità del dolore. Le analisi statistiche non hanno evidenziato differenze significative nei sintomi del disturbo da lutto prolungato a seconda che il defunto fosse umano o animale.
Desiderio intenso, preoccupazione persistente, dolore emotivo, senso di vuoto e compromissione funzionale si manifestano con caratteristiche sovrapponibili. Questo suggerisce che il fattore determinante non sia la specie del defunto, ma l’intensità e la centralità del legame affettivo perduto.
Nonostante l’evidenza clinica, il lutto per un animale domestico frequentemente non è non riconosciuto. Molti proprietari riferiscono un senso di vergogna, imbarazzo e isolamento quando esprimono il proprio dolore, un fenomeno definito in letteratura come “lutto non riconosciuto”. Secondo gli autori, questa sottovalutazione sociale e clinica può ostacolare l’accesso al supporto psicologico per le persone che sviluppano una sofferenza clinicamente significativa. Se il disturbo da lutto prolungato deriva dalla perdita di un legame affettivo profondo, l’esclusione degli animali domestici dai criteri diagnostici appare sempre meno sostenibile sul piano scientifico.

Per i medici veterinari, spesso coinvolti nei momenti finali della vita dell’animale e nel rapporto con i proprietari, questi dati rafforzano l’importanza di riconoscere il peso emotivo della perdita e di orientare, quando necessario, verso un supporto adeguato. La morte dell’animale non è solo un evento clinico, ma può diventare un determinante di salute mentale per chi resta.

TAG: CANI, DISTURBO DA LUTTO PROLUNGATO, FINE VITA, GATTI, LUTTO, REGNO UNITO

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