Animali da Reddito
02 Dicembre 2025Allevatori favorevoli alla vaccinazione contro il vaiolo ovi-caprino, mentre il Governo teme ripercussioni sulle esportazioni e definisce inefficace il vaccino. Finora eliminati oltre 417mila capi

In Grecia si è aperto uno scontro tra allevatori e Governo sulla gestione del vaiolo ovi-caprino. Con oltre 417mila animali abbattuti dall’inizio dell’epidemia, gli allevatori chiedono di ricorrere ai vaccini per arginare le perdite, ma l’esecutivo teme che l’uso del vaccino possa compromettere l’export di latte e della feta, uno dei prodotti simbolo del Paese.
Il primo caso di vaiolo ovi-caprino in Grecia risale all’agosto 2024, vicino al confine con la Turchia. Da allora la malattia, che si trasmette principalmente per via aerea, ha raggiunto anche la Tessaglia, una delle regioni più produttive, che da sola genera un terzo del latte e della feta del Paese.
La risposta sanitaria, però, si è tradotta soprattutto in abbattimenti: circa 417mila animali eliminati in pochi mesi, pari al 5% della popolazione ovina e caprina allevata in Grecia. Per gli allevatori si tratta di un danno enorme, solo parzialmente compensato dai ristori governativi, compresi tra 150 e 250 euro a capo.
Gli allevatori chiedono l’autorizzazione a introdurre il vaccino, come già avviene in Bulgaria e Turchia e come consentito da alcune norme europee in situazioni di emergenza. La positività di un singolo animale, infatti, comporta l’abbattimento dell’intero gregge, con ricadute economiche immediate.
Il governo, però, si è detto contrario. L’esecutivo teme che l’adozione del vaccino possa far classificare il vaiolo ovi-caprino come endemico in Grecia, con conseguenti restrizioni all’esportazione di latte e altri prodotti caseari. Un rischio considerevole, visto che la feta rappresenta circa il 10% delle esportazioni alimentari nazionali.
A pesare sulla decisione anche i dubbi sull’efficacia del vaccino nel contenere la diffusione della malattia.
Nella strategia alternativa alla vaccinazione, il Governo ha annunciato un piano per rafforzare il sistema sanitario veterinario, storicamente carente per mancanza di personale. È stato previsto il coinvolgimento di veterinari privati e l’assegnazione di un professionista a ogni azienda agricola, con l’obiettivo di migliorare la sorveglianza e intervenire tempestivamente sui nuovi focolai.
Sul fronte delle responsabilità, la tensione resta alta: gli allevatori accusano il Governo di aver agito con troppo ritardo, avendo istituito una commissione di esperti solo nell’ottobre 2025, 14 mesi dopo il primo caso. L’esecutivo, invece, punta il dito contro le carenze igieniche di molte strutture agricole, ritenute un fattore chiave nella diffusione dell’infezione.
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