One Health
02 Maggio 2022 Zootecnia, benessere animale, allevamenti etici e percezione dei consumatori: pareri a confronto nel webinar organizzato da AISA.

In un unicum ininterrotto, che contempla un legame indissolubile tra salute umana, benessere animale ed equilibrio ambientale, anche l’aspetto della nutrizione gioca un ruolo rilevante e sempre più unanimemente riconosciuto in chiave One Health. Su questo tema si è quindi focalizzata l’attenzione di AISA-Federchimica, che ha dedicato il tavolo virtuale del suo webinar “Benessere animale per mangiare e vivere meglio” proprio alla zootecnia, agli allevamenti, al percepito dei consumatori e al sistema dei controlli sanitari, mallevadori della qualità dei prodotti. Sul fronte veterinario, i servizi offerti dal sistema sanitario italiano – e su questo punto c’è piena unanimità tra la senatrice Caterina Biti e la dottoressa Maria Caramelli dell’IZS Piemonte, Liguria e Val d’Aosta - sono qualitativamente tra i più elevati a livello internazionale, sia in virtù di una ben articolata normativa, sia perché inquadrati nell’ambito del Ministero della Salute. I consumatori, dunque, possono contare su una forte tutela, ulteriormente garantita – come sottolinea Luigi Scordamaglia presidente di Filiera Italia - anche da tutta la filiera produttiva e dal suo sostegno a ClassyFarm, progetto interamente italiano voluto dal ministero della Salute. A questo proposito – però- Scordamaglia lancia un monito: è improprio parlare di allevamenti estensivi e allevamenti intensivi (questi ultimi in Italia non ci sono). “Parliamo piuttosto di allevatori bravi coscienziosi e allevatori che – invece- non lo sono”. Il suo consiglio, in pratica, è quello di non fare pericolose generalizzazioni, che potrebbero scoraggiare la produzione made in Italy, aprendo le porte a prodotti esteri, di qualità non sempre verificabile. All’estero – ricorda infatti Caramelli – ci sono realtà produttive veramente drammatiche; e il suo chiaro riferimento è agli allevamenti americani, ancora molto lontani dai nostri standard qualitativi e di sicurezza. Nel nostro Paese, infatti, ci sarebbero tutti i presupposti, per guardare con positività al ‘piatto’ degli italiani. A un patto, però, puntualizza la presidente di AISA, Arianna Bolla: che si faccia sistema. Produzione, industria e istituzioni in sinergia per una comunicazione chiara, lineare ed esaustiva nei confronti dei consumatori.
Il sondaggio SWG
Perché – siamo onesti – il giudizio più importante è quello emesso da loro. Per indagare quale sia oggi, alla luce di una crescente consapevolezza nei responsabili d’acquisto, il parere dei nostri connazionali sul cibo che portano in tavola, può essere d’aiuto leggere le risposte al sondaggio* SWG ‘Allevamenti e benessere animali: il parere degli italiani’. Come illustra Riccardo Grassi, i gusti sono piuttosto variegati. Si va infatti da un 57% che opta per una dieta varia, in cui i cibi di origine animale sono contemplati insieme ad altri nutrienti, si passa poi a un 18% per cui la carne è importante (molti sono giovani), per arrivare a un 25% che attribuisce alle proteine animali un ruolo residuale (in questo caso prevalgono le donne). Sulle reason why di scelta, il fattore prezzo non è dirimente: il 71% si fa piuttosto guidare dall’italianità dei prodotti, ma c’è anche una nutrita percentuale (61%), che tra i criteri di scelta inserisce anche le modalità di allevamento. Non è un caso, infatti, che 2 intervistati su tre siano disposti a pagare di più per alimenti che garantiscano il benessere animale. Diversificate le opinioni anche in merito alle opinioni sugli allevamenti e sull’attenzione da essi rivolta al benessere animale. Se infatti un 15% non ha in merito un’opinione, c’è però un buon 42% convinto che su questo fronte ci siano ancora parecchi margini di miglioramento. Mentre poi per un 22% gli allevamenti sono già sulla buona strada, sul fronte opposto emerge però il parere (12%) di chi ha una visione decisamente negativa. E cosa si dovrebbe fare per tutelare il benessere animale? In primis, rispondono i consumatori, ridurre il ricorso agli antibiotici. Altro accorgimento proposto è quello di limitare il numero di capi in ciascun allevamento. Per molti – specialmente per chi ha drasticamente ridotto nella propria dieta i cibi di origine animale – se ne dovrebbe pure valutare e tutelare l’aspetto psico-fisico. Infine, molti sostengono l’importanza di supportare economicamente gli allevamenti etici. E i veterinari? Tra gli italiani è sempre più radicata l’opinione che il loro ruolo non si esaurisca nel curare gli animali che ne abbiano bisogno. Il loro compito va oltre, sono infatti visti come un sostegno, come dei consulenti per gli allevatori che vogliano realizzare allevamenti responsabili.
*Effettuato da SWG su un campione di 805 italiani maggiorenni estratti casualmente.
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