Bovini
03 Luglio 2025La Commissione UE conferma il blocco per tutta la Sardegna. Avviata la strategia vaccinale. Deroga sulla pastorizzazione del latte nelle zone di restrizione

La situazione epidemiologica della dermatite nodulare contagiosa (Lumpy Skin Disease, Lsd) in Sardegna continua a preoccupare. I focolai confermati sull’isola sono 9, con numerosi altri sospetti in fase di verifica. Dopo la missione degli esperti veterinari europei (Euvet) e i riscontri sulle lesioni compatibili con un’introduzione del virus risalente a inizio aprile, il Ministero della Salute ha disposto il blocco delle movimentazioni bovine da tutta la Regione verso il resto del territorio nazionale, soluzione convalidata dalla Commissione Europea.
Nel frattempo, è stata definita una strategia vaccinale per l’immunizzazione di circa 300.000 capi e sono in corso i contatti con Bruxelles per l’approvvigionamento dei vaccini dalla banca Ue. È stata concessa una deroga all’Allegato VII del Regolamento delegato (Ue) 2020/687, che consente l’utilizzo del latte e la trasformazione dei suoi derivati provenienti dalle aree soggette a restrizione, anche senza pastorizzazione, a condizione di sicurezza sanitaria.
Il 27 e 28 giugno si è tenuta in Sardegna la visita degli esperti veterinari europei, il team Euvet, che hanno incontrato i rappresentanti del Ministero della Salute, della Regione Sardegna e delle ASL coinvolte, fornendo all’Italia elementi tecnici e suggerimenti per una strategia di contrasto alla malattia. Gli esperti hanno riferito che in base all’età delle lesioni riscontrate la data di ingresso della malattia in Sardegna dovrebbe essere retrodatata intorno all’inizio di aprile. Ciò, insieme alle caratteristiche della malattia che vede nel suo determinismo il ruolo di insetti vettori come culicoidi, mosche, tabanidi e zecche, fa ritenere che la stessa possa già essersi diffusa a tutta l’isola. In considerazione di ciò, nel corso delle riunioni dell’Unità centrale di crisi del 23, 25 e 30 giugno scorso è stato previsto il blocco delle movimentazioni dei bovini verso il rimanente territorio nazionale non solo dalle Zone di protezione e sorveglianza ma dall’intera isola. Misura poi confermata dalla Commissione Europea con la decisione 2025/1318 del 27 giugno.
Le autorità competenti locale e regionale, in collaborazione con il Ministero della Salute, hanno predisposto tutte le misure previste dalla legge per la gestione dei focolai. Sono stati tracciati tutti i movimenti di bestiame dalla Sardegna dal 1° aprile. Gli allevamenti dell’Italia continentale che hanno ricevuto animali dalla Sardegna nei tempi considerati e quelli nelle zone soggette a restrizioni sono sottoposti a esame clinico. Non risultano spedizioni dalla Sardegna verso altri Stati membri. L’epidemia con l’unico focolaio in Lombardia nella provincia di Mantova è stata risolta. I sospetti finora segnalati nell’Italia continentale non sono stati confermati. È stata comunque istituita una Zona di protezione e zona di sorveglianza con un raggio complessivo di 50 km che attualmente comprende allevamenti per un totale di più di 900.000 bovini.
Il Ministero della Salute ha notificato un aggiornamento sulla situazione epidemiologica in Sardegna, che è in continua evoluzione. Al momento i focolai confermati sono 9, insieme a diversi sospetti. Circa 600 allevamenti della Regione sono già stati sottoposti ad esame clinico.
Considerando l’attuale situazione epidemiologica della Lsd in Sardegna, in Unità centrale di crisi si è deciso di applicare la strategia di vaccinazione che sarà attuata al più presto possibile. La regione ha presentato un piano che prevede la vaccinazione di tutti i bovini presenti nell’isola, ovvero circa 300.000 capi. Sono in corso i contatti con la Commissione Europea per la fornitura dalla banca dei vaccini dell’Unione.
In deroga all’applicazione dell’Allegato VII del Regolamento delegato (Ue) 2020/687 della Commissione è stato anche condiviso il dispositivo per l’utilizzo del latte e la produzione dei relativi prodotti, sebbene provenienti da allevamenti situati in zone di restrizione, senza che, il latte, sia sottoposto al trattamento termico della pastorizzazione.
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