Alert sanitari
03 Aprile 2024 L’influenza aviaria si è diffusa nell’Ue causando un’elevata mortalità di uccelli selvatici, ricadute su mammiferi selvatici e domestici e diversi focolai nelle aziende. Una relazione a cura dell’Efsa e dell’Ecdc valuta i fattori di rischio per una potenziale pandemia influenzale e le relative misure di mitigazione

Una relazione dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) ha valutato quali sono fattori di rischio per una potenziale pandemia di influenza aviaria e le relative misure di mitigazione in ottica One Health: la sorveglianza sanitaria è fondamentale per prevenire l’evoluzione del virus nell’uomo.
I dati
I virus dell’influenza aviaria sono prevalenti tra le popolazioni di uccelli selvatici nell’Unione europea e nello Spazio economico europeo (Ue/See) e hanno causato la morte di molti volatili. Negli ultimi mesi, è stata osservata la trasmissione tra specie di uccelli e mammiferi, in particolare negli allevamenti di animali da pelliccia (ad esempio visoni e volpi), in cui sono stati segnalati focolai. Sebbene la trasmissione agli esseri umani dagli uccelli infetti sia rara, dal 2020 vi sono stati casi di esposizione al virus senza alcuna infezione sintomatica segnalata. Invece, nonostante la trasmissione da mammiferi a mammiferi non sia ancora stata confermata, i mammiferi selvatici potrebbero fungere da ospiti ponte tra uccelli selvatici, animali domestici ed esseri umani.
Questi virus, infatti, continuano a evolversi a livello globale e, con la migrazione degli uccelli selvatici, potrebbero essere selezionati nuovi ceppi con potenziali mutazioni per l’adattamento nei mammiferi. Se i virus influenzali A(H5N1) aviari acquisissero la capacità di diffondersi in modo efficiente tra gli esseri umani, potrebbe facilmente verificarsi una trasmissione su larga scala a causa della mancanza di difese immunitarie contro i virus H5 negli esseri umani.
L’emergere di virus aviari in grado di infettare i mammiferi, compresi gli esseri umani, può essere facilitato da diversi fattori: alcuni sono intrinseci, correlati alle caratteristiche del virus o alla suscettibilità dell’ospite; altri sono estrinseci e possono aumentare l’esposizione dei mammiferi e degli esseri umani all’influenza aviaria, stimolando così la mutazione e l’adattamento.
Tra i fattori estrinseci rientrano l’ecologia delle specie ospitanti, come la fauna selvatica; le attività umane, come le pratiche agricole e l’uso di risorse naturali; fattori climatici e ambientali.
Le misure da adottare
Le misure sanitarie per mitigare il rischio di adattamento dell’influenza aviaria ai mammiferi e all’uomo si concentrano sulla limitazione dell’esposizione e sulla prevenzione della diffusione.
Le azioni da attuare includono il rafforzamento della sorveglianza rivolta a esseri umani e animali, la garanzia dell’accesso a una diagnostica rapida, la promozione della collaborazione tra i settori animale e umano in ottica One Health e l’attuazione di misure preventive come la vaccinazione. Serve adottare una comunicazione efficace tra i diversi destinatari coinvolti, nonché il rafforzamento delle infrastrutture veterinarie, l’applicazione di misure di biosicurezza nelle aziende agricole e la riduzione del contatto con gli animali domestici. Un’attenta pianificazione dell’allevamento di pollame e di animali da pelliccia, in particolare nelle zone ad alta densità di uccelli acquatici, è evidenziata per un'efficace riduzione del rischio.
Anche gli animali da compagnia, come i gatti, che vivono in casa ma che hanno un accesso all’esterno possono essere un potenziale veicolo per la trasmissione. L’agricoltura in zone ricche di uccelli acquatici con produzione all’aperto e/o scarsa biosicurezza può facilitare l’introduzione del virus nelle aziende agricole e la sua ulteriore diffusione. Gli eventi meteorologici estremi e i cambiamenti climatici svolgono un ruolo aggiuntivo nell'evoluzione della situazione perché possono influenzare l'ecologia e la demografia degli uccelli selvatici e quindi influenzare il modo in cui la malattia si sviluppa nel tempo.
Prossimi obiettivi
Entro la fine dell’anno, Efsa ed Ecdc pubblicheranno un parere scientifico che valuterà gli sviluppi di una potenziale pandemia influenzale, con orientamenti per ridurre i rischi per la salute umana.
https://doi.org/10.2903/j.efsa.2024.8735
Se l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
Oppure rimani sempre aggiornato in ambito veterinario, iscrivendoti alla nostra newsletter!
POTREBBERO INTERESSARTI ANCHE
15/06/2026
Il rapporto annuale EMA 2025 registra 30 farmaci veterinari raccomandati per l’autorizzazione – record per il secondo anno consecutivo – di cui 13 con nuova sostanza attiva e 16 vaccini, sette...
A cura di Redazione Vet33
12/06/2026
Dopo la conferma di un caso di rabbia canina nel comune veneto, ULSS 2 attiva due hub vaccinali. Previsto anche il rimborso per chi ha già vaccinato in autonomia
A cura di Redazione Vet33
12/06/2026
Tre animali lasciati per ore in due veicoli metallici senza acqua né areazione non ce l’hanno fatta. L’associazione chiede pene esemplari e indaga sulle responsabilità degli organizzatori
A cura di Redazione Vet33
12/06/2026
Greg Van Praagh, co-fondatore di Benyfit Natural e rappresentante di UK Pet Food, è stato eletto presidente di FEDIAF all’Assemblea Generale di Bruxelles. Succede a Rosa Carbonell, che assume la...
A cura di Redazione Vet33

©2026 Edra S.p.a | www.edraspa.it | P.iva 08056040960 | Tel. 02/881841 | Sede legale: Viale Enrico Forlanini 21 - 20134 Milano (Italy)
Registrazione Tribunale di Milano n° 5578/2022 del 5/05/2022