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23 Novembre 2023

Influenza aviaria, focolai in Veneto: convocata Unità Centrale di Crisi

Il 13 novembre a Sant’Urbano, nel padovano, sono stati trovati alcuni volatili morti. Le autorità sanitarie hanno applicato il protocollo di prevenzione e sicurezza, ma dopo l’accertamento di ulteriori casi nei giorni scorsi è stata convocata l’unità centrale di crisi

di Redazione Vet33


Influenza aviaria, focolai in Veneto: convocata Unità Centrale di Crisi

Lunedì 13 novembre in Veneto è stato registrato un focolaio di influenza aviaria ad alta patogenicità in un allevamento di tacchini da carne. La fattoria colpita è situata nel comune di Sant’Urbano (località Carmignano) in provincia di Padova. Gli esami condotti da Usl 6 Euganea e dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IzsVe) hanno confermato la presenza del virus H5N1 nei 10 volatili trovati morti. La situazione epidemiologica è in continua evoluzione.


I precedenti

L’ultimo focolaio registrato nel Padovano risaliva a un anno fa, anche se numeri peggiori sono stati registrati tra l’autunno 2021 e la primavera 2022, quando nella regione si dovettero abbattere 14 milioni di capi, per un danno economico di mezzo miliardo di euro causato agli allevatori.

I primi provvedimenti
Dopo la segnalazione della presenza del virus, già nella giornata del 15 novembre è stato applicato il protocollo di prevenzione e sicurezza. Le autorità sanitarie competenti, in contatto con il Ministero della Salute, hanno predisposto l’abbattimento e lo smaltimento degli animali non infetti presenti nello stabilimento di Sant’Urbano. Inoltre, la Usl 6 Ueganea ha istituito un perimetro di sorveglianza che costringe tutti gli allevamenti limitrofi ad alzare i meccanismi di sicurezza: entro un raggio di 3 km dalla fattoria colpita è scattata la zona rossa; l’area di sicurezza si estende invece per una decina di chilometri. Ingenti le conseguenze economiche previste per le imprese avicole colpite dal provvedimento.

L’evoluzione della situazione
Il 20 novembre, l’evolversi della situazione epidemiologica ha indotto la Regione a istituire Zone di Ulteriore Restrizione (Zur) in alcuni comuni delle province di Padova, Rovigo e Verona, con l’adozione di misure specifiche per i territori coinvolti. Il nuovo provvedimento ha disposto altre misure sanitarie straordinarie, tra cui il divieto di rilascio della selvaggina nel territorio di Padova e l’obbligo per tutto il territorio regionale di chiusura del pollame e dei volatili in cattività degli allevamenti all’aperto.

La situazione attuale
Il Ministero della Salute, dopo che è stata confermata la presenza di altri focolai nel comune di Sant’Urbano – il primo in un allevamento di broiler, il secondo di galline faraone – ha convocato nella giornata di mercoledì 22 novembre una riunione dell’Unità Centrale di Crisi (Ucc), al fine di “valutare la situazione ed eventuali ulteriori misure”.

Il virus H5N1
La malattia virale colpisce prevalentemente gli uccelli selvatici. Questi solitamente non si ammalano, ma fungono da serbatoio e possono essere molto contagiosi per gli uccelli domestici, come polli, anatre, tacchini e altri animali da cortile.
La malattia nel pollame può manifestarsi in forme molto diverse, da ceppi a bassa patogenicità (Lpai) a ceppi ad alta patogenicità (Hpai). I primi causano una malattia estremamente grave, caratterizzata da un’infezione generalizzata del pollame colpito e possono indurre una mortalità in allevamento molto elevata, fino al 100%. I secondi causano invece un’affezione leggera, prevalentemente respiratoria.
L’influenza aviaria è una malattia altamente contagiosa e, in determinate condizioni, può trasmettersi all’uomo, motivo per cui è necessario il rispetto di rigorose misure di biosicurezza negli allevamenti.

TAG: INFLUENZA AVIARIA, FOCOLAIO, H5N1, HPAI, INFLUENZA AVIARIA, IZS DELLE VENEZIE, REGIONE VENETO, UCCELLI SELVATICI, UNITà CENTRALE DI CRISI

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