Animali selvatici
21 Luglio 2022 Studiare l’impatto umano sulla fauna selvatica, ricorrendo all’11ma revisione dell’International Classification of Diseases per standardizzare, anche a fini statistici, i dati ottenuti dall'autopsia.

La crescita della popolazione umana ha portato, negli ultimi anni, a contatti sempre più frequenti con gli animali selvatici con cui condividiamo il territorio, fino ad arrivare talvolta a un'alterazione dell'equilibrio dell'ecosistema. E a casi estremi come l’uccisione di individui o di intere specie animali e vegetali considerati indesiderabili o addirittura dannosi. Si fa dunque sempre più pressante indagare nell’ambito della fauna selvatica cause e modalità di morte. Con questo obiettivo, un team dell’Università di Parma ha scelto di applicare i codici contenuti nell’11ma revisione dell’International Classification of Diseases (ICD-11), in modo da codificare le cause di morte riconducibili all'impatto antropico sull'ecosistema. I ricercatori, inoltre, si sono riproposti di verificare se il ricorso all’ICS-11 sia pure un valido strumento cui il veterinario possa ricorrere al fine di riconoscere e descrivere un sospetto abuso di animali come indicatore sentinella di violenza verso umani e non umani. Lo scopo, dunque, diventa quello di ampliare il concetto di "One Health" anche in una prospettiva di indagine forense.
Lo studio
I soggetti reclutati sono mammiferi selvatici sottoposti ad autopsia all'Unità di Patologia del Dipartimento di Scienze Veterinarie, Università di Parma, Italia, dal 2015 al 2018. Sono state studiate le modalità e la causa della morte di 167 animali selvatici di 16 specie diverse. Quando possibile, è stata eseguita un'ispezione sul posto dove è stato trovato il cadavere. Le lesioni sono state classificate secondo il metodo proposto dall’11ma revisione dell’International Classification of Diseases. Nello specifico si sono utilizzate la Sezione 22 (Lesioni, avvelenamento o altre conseguenze di cause esterne) per registrare la "causa di morte immediata" (causa di morte) e la Sezione 23 (Cause esterne di morbilità o mortalità) per registrare la "causa di morte sottostante" (modalità di morte ). Nella maggior parte dei casi, la morte è avvenuta a causa di un trauma stradale, ma in alcuni casi sono stati indagati abusi e uccisioni volontarie. Il riconoscimento delle lesioni non accidentali è particolarmente importante sia per la difesa in giudizio degli animali sia per il collegamento tra i reati commessi contro gli animali e contro l'uomo, noto come “The Link”. A conclusione delle rilevazioni, il ricorso al metodo ICD-11, come una sorta di sintesi del referto autoptico, si è confermato vantaggioso per la chiarezza e semplicità di elaborazione dei dati raccolti anche dai patologi veterinari. I quali, di conseguenza possono utilizzare questo metodo per creare un registro nazionale, comprendere la reale portata dell'impatto umano sulla fauna selvatica e documentarlo in modo scientifico e statisticamente utilizzabile.
"Use of the international classification of diseases (ICD)-11 method applied to veterinary forensic pathology for coding the cause and manner of death in wildlife" by Cristina Marchetti, Anna Maria Cantoni, Luca Ferrari*, Giovanni Maria Pisani and Attilio Corradi - https://doi.org/10.3389/fvets.2022.898721
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