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12 Ottobre 2026

Acido acetilsalicilico nel cane e nel gatto, indicazioni e rischi della terapia

L'impiego veterinario riguarda soprattutto la prevenzione tromboembolica. Le differenze metaboliche tra le specie richiedono attenzione al dosaggio, alle interazioni e agli effetti indesiderati


Acido acetilsalicilico nel cane e nel gatto, indicazioni e rischi della terapia

L'acido acetilsalicilico (ASA) mantiene un ruolo nella medicina veterinaria soprattutto per la sua attività antiaggregante piastrinica, mentre l'impiego come analgesico e antinfiammatorio si è progressivamente ridotto con la disponibilità di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) più selettivi e specificamente registrati per gli animali da compagnia. Le indicazioni cliniche, le differenze metaboliche tra cane e gatto e le possibilità offerte dalle preparazioni galeniche sono illustrate in un approfondimento pubblicato l'8 ottobre su Farmacista33, a cura di Luca Guizzon, farmacista clinico esperto in fitoterapia e galenica.

L'ASA esercita la propria azione attraverso l'inibizione irreversibile delle ciclossigenasi COX-1 e COX-2, riducendo la sintesi delle prostaglandine e del trombossano A₂. L'effetto sulle piastrine persiste per tutta la loro durata di vita e costituisce il principale razionale del suo utilizzo nei pazienti a rischio tromboembolico.

Le indicazioni nel cane e nel gatto

Nel cane, l'acido acetilsalicilico viene utilizzato principalmente come antiaggregante in presenza di patologie cardiovascolari o condizioni che favoriscono la trombosi. Tra queste figurano alcune cardiomiopatie, malattie immunomediate, nefropatie con perdita di proteine, sindrome nefrosica e altri stati protrombotici.

Nel gatto, l'impiego riguarda soprattutto la profilassi tromboembolica nei soggetti con cardiomiopatia ipertrofica e rischio elevato di tromboembolia arteriosa. Negli ultimi anni, tuttavia, altri farmaci antiaggreganti hanno assunto un ruolo predominante.

L'utilizzo dell'ASA come analgesico nel gatto è oggi estremamente limitato, a causa della ridotta finestra terapeutica e della maggiore suscettibilità agli effetti indesiderati.

Una differenza fondamentale tra le due specie riguarda il metabolismo del farmaco. Dopo l'assorbimento gastrointestinale, l'acido acetilsalicilico viene trasformato in acido salicilico, successivamente metabolizzato dal fegato.

Nel gatto, la limitata capacità di glucuronidazione epatica rallenta l'eliminazione dei salicilati e ne prolunga significativamente l'emivita. Questa caratteristica richiede intervalli di somministrazione più lunghi rispetto al cane e un attento monitoraggio clinico per prevenire accumulo e tossicità.

Il ruolo delle preparazioni galeniche

L'effetto antiaggregante dell'acido acetilsalicilico si ottiene con quantità di principio attivo inferiori rispetto a quelle necessarie per l'azione antinfiammatoria.

La preparazione galenica consente di personalizzare il dosaggio in relazione alla specie, al peso corporeo e all'indicazione terapeutica, soprattutto quando sono necessarie quantità difficilmente ottenibili mediante il frazionamento delle formulazioni disponibili.

Capsule a basso dosaggio e sospensioni orali personalizzate possono migliorare la precisione della somministrazione e l'aderenza al trattamento, in particolare negli animali di piccola taglia.

L'approfondimento di Farmacista33 riporta anche un esempio di preparazione di capsule contenenti 10 mg di acido acetilsalicilico, con indicazioni sui controlli di qualità e sulla stabilità.

Il principio attivo è infatti sensibile all'umidità e alle temperature elevate, condizioni che possono favorirne l'idrolisi. La scelta degli eccipienti e del confezionamento assume quindi rilievo per la conservazione della preparazione.

Effetti indesiderati e interazioni farmacologiche

I principali effetti indesiderati dell'acido acetilsalicilico interessano l'apparato gastrointestinale e comprendono vomito, anoressia, gastrite e ulcerazioni, fino a possibili emorragie digestive.

Possono inoltre verificarsi un aumento del rischio emorragico, una riduzione della perfusione renale nei pazienti disidratati o con nefropatie preesistenti e, più raramente, epatotossicità.

Particolare cautela è richiesta nelle associazioni con altri FANS o glucocorticoidi, che aumentano il rischio di lesioni gastrointestinali e sanguinamento. L'impiego concomitante di anticoagulanti o altri antiaggreganti può accentuare il rischio emorragico.

Nei pazienti con insufficienza renale, epatica o precedenti patologie gastrointestinali è necessaria un'attenta valutazione del rapporto tra benefici e rischi della terapia.

L'approfondimento riporta, per l'impiego antiaggregante, dosaggi di 0,5–1 mg/kg ogni 24 ore nel cane e di 5–10 mg/kg ogni 48–72 ore nel gatto. Le differenze farmacocinetiche tra le specie, il rischio di tossicità e le possibili interazioni rendono necessaria una valutazione veterinaria individuale prima della prescrizione.

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