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01 Ottobre 2026

ALTNV, scoperto in Cina un nuovo virus trasmesso dalle zecche

Un gruppo di ricercatori cinesi ha identificato un nuovo orthonairovirus trasmesso dalle zecche, denominato Asian longhorned tick nairovirus (ALTNV), scoperto in pazienti con sintomi simili a un’influenza e risultati negativi al test per il Dabie bandavirus

di Redazione Vet33


ALTNV, scoperto in Cina un nuovo virus trasmesso dalle zecche

In Asia, da anni, una sindrome da febbre grave con trombocitopenia (SFTS) viene attribuita a un patogeno preciso, il Dabie bandavirus (DBV), trasmesso dalle zecche. Ma più del 30% dei pazienti con una diagnosi clinica compatibile con SFTS risultava negativo al test per questo virus, lasciando aperta la domanda su quale altro agente potesse essere coinvolto. Un gruppo di ricercatori del Laboratorio Statale Agenti Patogeni e Biosicurezza di Pechino, insieme a colleghi di altre università cinesi e statunitensi, ha ora trovato una risposta: un nuovo orthonairovirus, denominato Asian longhorned tick nairovirus (ALTNV), descritto in una lettera scientifica pubblicata sul New England Journal of Medicine.

Come è stato identificato il virus

I campioni sono stati raccolti attraverso la sorveglianza ospedaliera di pazienti febbrili con una storia di esposizione a zecche, condotta in ospedali sentinella di aree della Cina dove le malattie trasmesse da questi parassiti sono endemiche. Utilizzando sequenziamento metatrascrittomico e isolamento virale, i ricercatori hanno identificato il nuovo patogeno in pazienti con SFTS risultati negativi al DBV. Le analisi filogenomiche hanno classificato ALTNV all’interno del genere Orthonairovirus, famiglia Nairoviridae, con un’identità aminoacidica inferiore all’80,04% rispetto alle altre specie dello stesso genere, abbastanza distante da meritare una collocazione propria. L’inoculazione di cellule Vero con siero umano positivo per l’RNA di ALTNV ha prodotto la crescita del virus, identificato tramite rilevazione in immunofluorescenza dell’antigene virale, con caratteristiche morfologiche compatibili con gli orthonairovirus osservate al microscopio elettronico. La replicazione virale è stata rilevata in diverse linee cellulari, in modo particolarmente marcato nelle cellule LLC-MK2.

I risultati dello screening sui pazienti

Lo screening condotto su 3.163 pazienti febbrili con una storia di esposizione a zecche ha mostrato positività ad ALTNV, sulla base della rilevazione di RNA o di anticorpi IgM, nel 10,4% dei casi. Tra i pazienti negativi al DBV, la percentuale è salita al 15,1%, circa uno su sei. Nei 56 pazienti con infezione da solo ALTNV, il quadro clinico si è manifestato prevalentemente come una malattia simil-influenzale, con stanchezza nell’84% dei casi, disturbi gastrointestinali nell’80%, piastrine ridotte nel 38% e livelli di aminotransferasi elevati nel 36%; tutti i pazienti sono guariti senza conseguenze. La coinfezione tra ALTNV e DBV, riscontrata in 38 pazienti, è stata invece associata a una maggiore frequenza di sintomi respiratori rispetto alla sola infezione da DBV (61% contro 38%) e di insufficienza renale (84% contro 66%); sette pazienti coinfetti, pari al 18,4% di questo gruppo, sono deceduti.

Il ruolo della zecca asiatica dalle lunghe corna

I ricercatori hanno condotto anche un’analisi sulle zecche: l’RNA di ALTNV è stato rilevato nell’1,29% di 47.428 esemplari raccolti in 15 province cinesi, con la prevalenza più alta tra gli esemplari di Haemaphysalis longicornis, la zecca asiatica dalle lunghe corna, pari all’1,75%. Studi sperimentali hanno mostrato che questa specie sostiene la trasmissione orizzontale, transtadiale e transovarica del virus, ed è in grado di trasmetterlo ai topi. Gli animali infettati hanno mostrato alterazioni istopatologiche, con sieroconversione avvenuta dopo il distacco della zecca.

“La sua identificazione testimonia anche quanto siano aumentate le nostre capacità diagnostiche nel riconoscere infezioni che in passato sarebbero rimaste non differenziate”, spiega Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’Ospedale Galeazzi Sant’Ambrogio di Milano. “L’identificazione di nuovi virus non significa necessariamente che oggi esistano più malattie rispetto al passato. È anche il risultato della straordinaria crescita delle nostre capacità diagnostiche. Le moderne tecniche di biologia molecolare, sequenziamento genomico e sorveglianza microbiologica permettono infatti di identificare l’agente responsabile di forme cliniche che un tempo sarebbero state classificate genericamente come sindromi febbrili o infezioni di origine non determinata”.

Nessun allarme, ma serve sorveglianza

Secondo Pregliasco, “sulla base dei dati disponibili non ci troviamo di fronte a un nuovo allarme sanitario globale. La scoperta rappresenta piuttosto un esempio concreto di quanto la medicina moderna sia diventata più capace di individuare e caratterizzare i patogeni emergenti. Per l’Italia al momento non ci sono elementi che indichino la circolazione di ALTNV, né un rischio specifico per la popolazione”. 

L’esperto sottolinea comunque la rilevanza del tema nel contesto dei cambiamenti climatici e ambientali, che possono modificare distribuzione geografica, stagionalità e densità di zecche e altri vettori: “Questo non significa che ogni nuovo virus identificato sia destinato a diffondersi in Europa, ma rende necessario conoscere tempestivamente i patogeni emergenti e monitorarne l’evoluzione”.

“La prevenzione rimane fondamentale”, conclude Pregliasco. “Durante le attività in aree boschive o con vegetazione alta è opportuno utilizzare abiti coprenti e repellenti, controllare accuratamente la pelle al rientro e rimuovere correttamente e rapidamente eventuali zecche”.

CITATI: FABRIZIO PREGLIASCO
TAG: ALTNV, CINA, DABIE BANDAVIRUS, HAEMAPHYSALIS LONGICORNIS, ZECCHE

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