Animali acquatici
18 Dicembre 2025Una ricerca congiunta tra Izs dell’Abruzzo e del Molise e Università Politecnica delle Marche rivela che molte femmine di Caretta caretta raggiungono la maturità riproduttiva già a 58 cm di carapace, grazie a un approccio che integra istologia e spettroscopia FTIR

Le tartarughe marine del Mare Adriatico diventano adulte prima di quanto ritenuto finora. È quanto emerge da uno studio condotto dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise (Izsam) e dall’Università Politecnica delle Marche (Univpm), che ha approfondito una delle fasi meno conosciute della biologia di Caretta caretta: l’inizio della maturità sessuale delle femmine. I risultati, pubblicati sull’International Journal of Molecular Sciences, offrono nuove chiavi di lettura sulla riproduzione della specie e sulle prospettive di conservazione nel Mediterraneo.
La ricerca si è concentrata sulle popolazioni di Caretta caretta che vivono nel Mare Adriatico, un’area cruciale per la specie ma sottoposta a forti pressioni antropiche, tra cui pesca, traffico marittimo e inquinamento.
I ricercatori hanno analizzato 44 carcasse di femmine, rinvenute spiaggiate o catturate accidentalmente lungo le coste di Abruzzo, Molise ed Emilia-Romagna. Lo studio dell’apparato riproduttivo è stato condotto combinando analisi istologiche tradizionali e spettroscopia infrarossa (FTIR imaging), una tecnica avanzata che consente di caratterizzare la composizione macromolecolare dei tessuti.
Questo approccio integrato ha permesso di osservare dettagliatamente le fasi della maturazione ovarica, fino alla vitellogenesi, momento chiave in cui l’uovo accumula le riserve nutritive necessarie allo sviluppo embrionale.
Il risultato più rilevante dello studio riguarda la dimensione alla maturità sessuale. Contrariamente a quanto ritenuto in passato, la maturità nelle femmine di Caretta caretta dell’Adriatico viene raggiunta mediamente già a circa 58 cm di lunghezza del carapace, e non oltre i 70 cm.
“In pratica – spiega la professoressa Giorgia Gioacchini, del Dipartimento di scienza della vita e dell’ambiente dell’Univpm – molte femmine considerate ancora ‘giovani’ sono in realtà già pronte alla riproduzione. Più del 60% delle sub-adulte analizzate mostrava infatti segni istologici di maturità, e in alcuni casi erano presenti tracce di ovulazione recente”.
Queste evidenze contribuiscono a interpretare i rari ma crescenti casi di nidificazione osservati negli ultimi anni lungo le coste adriatiche. Tradizionalmente considerato soprattutto un mare di alimentazione e crescita per la specie, l’Adriatico potrebbe assumere in prospettiva anche un ruolo di habitat riproduttivo.
Il dato ha importanti implicazioni ecologiche e gestionali, suggerendo la necessità di rivedere le strategie di tutela della specie e di protezione delle aree costieri, soprattutto in un contesto di cambiamenti ambientali e climatici che stanno modificando la distribuzione e il comportamento delle tartarughe marine nel Mediterraneo.
Comprendere la biologia riproduttiva della tartaruga marina è fondamentale non solo per la conservazione della specie, ma anche per leggere lo stato di salute dell’ambiente marino.
“La tartaruga marina è una vera e propria sentinella del mare – sottolinea la dottoressa Ludovica Di Renzo, del Laboratorio Ecosistemi acquatici e terrestri, Reparto Allevamento e Sperimentazione Animale dell’Izsam – perché riflette, nel suo stato di salute e nella sua biologia, le condizioni dell’ecosistema in cui vive”.
Lo studio dimostra inoltre il valore dell’integrazione tra metodiche classiche e strumenti di biologia molecolare avanzata, come la spettroscopia FTIR, che consentono di ottenere informazioni dettagliate senza interventi su animali vivi. Un approccio che apre nuove prospettive per la ricerca veterinaria, la medicina della conservazione e le politiche ambientali orientate alla tutela della biodiversità marina.
CITATI: GIORGIA GIOACCHINI, LUDOVICA DI RENZOSe l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
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