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04 Agosto 2025

Cinghiali, danni da “grufolamento”. Studio toscano rivela fattori di rischio per gli habitat

Uno studio dell’Università di Siena mappa le aree più esposte all’impatto del rivoltamento del suolo da parte dei cinghiali. Strade forestali, pendenza e varietà ambientale tra i fattori chiave

di Redazione Vet33


Cinghiali, danni da “grufolamento”. Studio toscano rivela fattori di rischio per gli habitat

Il “grufolamento” dei cinghiali, l’attività di rivoltamento del suolo alla ricerca di cibo, può alterare habitat sensibili e minacciare specie protette. Un nuovo studio dell’Università di Siena, condotto nelle aree protette della Toscana e pubblicato sulla rivista Ecological Indicators, ha identificato i principali fattori ambientali che influenzano l’intensità di questo comportamento, fornendo indicazioni utili per la gestione e la conservazione degli ecosistemi. 

L’impatto del grufolamento sugli ecosistemi

L’intensità del grufolamento dei cinghiali, ovvero il rivoltamento del suolo alla ricerca di cibo, “è attenuata in aree caratterizzate da elevata eterogeneità ambientale, dove probabilmente la varietà di risorse alimentari riduce” la necessità di ricercarle sottoterra. Inoltre, è limitata dalla pendenza e dalla rocciosità del terreno, che rendono più difficile l’attività di scavo, mentre è favorita dalla presenza di strade forestali, che presumibilmente agevolano gli spostamenti dei cinghiali. È quanto emerge dallo studio Rooting as indicator of wild boar density: environmental drivers and spatial variation across protected areas, pubblicato da ricercatori dell’Università di Siena, che ha permesso di individuare i principali fattori ambientali che influenzano l’intensità del rivoltamento del suolo del cinghiale in un campione di aree protette della Toscana.
In determinate condizioni, tale attività “può produrre conseguenze negative sulle comunità biologiche; per esempio, se questa avviene a carico di specie animali o vegetali rare o protette può minacciarne la conservazione o può portare alla degradazione di habitat delicati”. Lo studio mostra come “l’impatto locale di questa specie, che può formare gruppi anche numerosi, sia principalmente amplificato da condizioni elevate di densità della popolazione”. 

Gestione del problema e prevenzione

Tramite un approccio statistico innovativo, lo studio ha mappato la distribuzione dell’intensità del grufolamento all'interno delle aree protette. Tali mappe potranno aiutare a individuare i siti caratterizzati da maggior rischio di impatto sugli habitat naturali nelle aree monitorate.
L’approccio utilizzato, inoltre, è applicabile anche in altri contesti simili dal punto di vista ambientale e potrà supportare la gestione degli ecosistemi protetti, per esempio attraverso misure specifiche di prevenzione e controllo della densità, o incentivando pratiche che favoriscano l’eterogeneità ambientale nelle aree a rischio.

La ricerca

Il lavoro è stato condotto da ricercatori del Dipartimento di Scienze della Vita e di quello di Economia Politica e Statistica dell’Università di Siena, nell’ambito delle attività finanziate dal progetto PNRR National Biodiversity Future Center (NBFC), e con il contributo di Regione Toscana, Ente Parco Regionale della Maremma e Tuscany Environment Foundation  TEF). Allo studio hanno partecipato Martina Calosi, Niccolò Fattorini, Rosa Maria Di Biase, Agnese Marcelli, Caterina Pisani, Chiara Gabbrielli, Sonia Aleotti, Mattia Galdangelo e Francesco Ferretti

TAG: CINGHIALI, GRUFOLAMENTO, UNIVERSITà DEGLI STUDI DI SIENA

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