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08 Settembre 2026FNOVI, ANMVI e SIVeMP intervengono sulla piattaforma europea TRIS e chiedono di modificare i requisiti professionali previsti per le valutazioni nella produzione primaria.

FNOVI, ANMVI e SIVeMP chiedono di modificare la regola tecnica sul Sistema di qualità nazionale per il benessere animale (SQNBA) nella parte relativa ai requisiti professionali per le valutazioni nella produzione primaria. Salute e benessere animale, utilizzo dei medicinali e degli antibiotici e biosicurezza degli allevamenti dovrebbero essere valutati esclusivamente da professionisti laureati in medicina veterinaria. La posizione è contenuta nel commento congiunto pubblicato sulla piattaforma TRIS della Commissione europea.
La piattaforma TRIS è prevista dalla direttiva (UE) 2015/1535 sulla trasparenza del mercato unico e ha l'obiettivo di prevenire l'introduzione di barriere nel mercato interno. Nel loro intervento, le tre organizzazioni sostengono che le materie sanitarie «sono e devono essere di competenza dei medici veterinari».
Secondo FNOVI, ANMVI e SIVeMP, la certificazione deve basarsi sulla consapevolezza delle responsabilità «etico-giuridiche e deontologiche» che comporta. Le organizzazioni distinguono inoltre tra le diverse componenti della valutazione: altri profili tecnici, affermano, possono concorrere alle verifiche di sistema limitatamente ai parametri ambientali, ma non dovrebbero essere coinvolti nelle attività che riguardano salute, farmaco e biosicurezza, considerate necessarie per certificare il benessere animale.
Da qui la richiesta rivolta alla Commissione europea. Qualora la regola tecnica non venga respinta, secondo le tre organizzazioni dovrebbe essere modificata affidando «unicamente a profili professionali con laurea in medicina veterinaria» la valutazione delle aree dei disciplinari di qualità relative a salute e benessere animale, uso dei medicinali e degli antibiotici e biosicurezza degli allevamenti.
Per FNOVI, ANMVI e SIVeMP, questa modifica consentirebbe di ripristinare le garanzie di rigore alla base delle certificazioni di qualità e della fiducia dei consumatori. Le organizzazioni contestano infatti la compatibilità dell'attuale impostazione con il quadro normativo europeo.
Secondo il commento depositato sulla piattaforma TRIS, con la regola tecnica in esame l'Italia introdurrebbe nel mercato dell'Unione una certificazione di qualità basata su presupposti che le tre organizzazioni ritengono «non coerenti con il diritto dell'Unione».
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