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19 Ottobre 2026

Peste suina africana, quanto incidono i cinghiali sulla diffusione? I risultati dello studio EFSA

Un rapporto scientifico pubblicato il 16 ottobre analizza i fattori che influenzano la diffusione della PSA in Europa, con un modello basato su quattro ondate epidemiche nel Nord Italia


Peste suina africana, quanto incidono i cinghiali sulla diffusione? I risultati dello studio EFSA

La densità dei cinghiali potrebbe avere un ruolo particolarmente importante nell'espansione geografica della peste suina africana (PSA) verso territori non ancora colpiti, mentre le evidenze di un'associazione con la presenza e la persistenza locale dell'infezione sono limitate. È quanto emerge dal rapporto scientifico Determinants of African swine fever occurrence, persistence and spread across Europe, pubblicato il 16 ottobre 2026 su EFSA Supporting Publications. La ricerca analizza i fattori epidemiologici e ambientali che influenzano la circolazione del virus nelle popolazioni europee di cinghiali, con un approfondimento dedicato al Nord Italia.

Lo studio è stato condotto da Clara Delecroix, Mafalda Pedro Mil-Homens, Brandon Hayes e Timothée Vergne, ricercatori dell'Università di Tolosa e dell'Università Autonoma di Barcellona, nell'ambito delle attività scientifiche dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA).

Analizzati i dati di sette Paesi europei

I ricercatori hanno sviluppato modelli statistici spaziali utilizzando dati provenienti da Estonia, Germania, Ungheria, Italia, Lettonia, Lituania e Slovacchia.

L'analisi ha considerato la proporzione di carcasse di cinghiale positive alla PSA rilevate in celle territoriali di 10 × 10 chilometri, utilizzata come indicatore della presenza dell'infezione. Per studiare la persistenza del virus è stata invece esaminata la proporzione di mesi con rilevazioni positive nell'arco di periodi di due e cinque anni.

I risultati hanno fornito evidenze molto limitate di un'associazione tra le stime disponibili della densità dei cinghiali e la presenza o la persistenza della PSA nelle aree considerate.

Sono emerse invece associazioni con alcune variabili meteorologiche, tra cui temperatura e precipitazioni annuali, e con caratteristiche ambientali quali copertura forestale, frammentazione dei boschi e grado di influenza delle attività umane sul territorio. Queste associazioni non sono risultate uniformi nei diversi Paesi.

Il modello sulle quattro ondate epidemiche nel Nord Italia

Per approfondire le dinamiche di diffusione, i ricercatori hanno ampliato un precedente modello epidemiologico spaziale, suddividendo il territorio in celle di 2 × 2 chilometri.

Il modello è stato adattato ai dati relativi a quattro ondate epidemiche successive registrate nel Nord Italia tra gennaio 2022 e novembre 2025.

In questa analisi, la densità dei cinghiali ha mostrato un'associazione più consistente con le modalità di propagazione del virus. Le aree caratterizzate da una maggiore densità attesa di cinghiali tendevano a risultare più suscettibili all'infezione e a contribuire maggiormente alla sua trasmissione verso le aree confinanti.

Secondo gli autori, i risultati suggeriscono quindi di distinguere due aspetti dell'epidemiologia della PSA: l'espansione geografica dell'infezione verso nuovi territori e la sua presenza o persistenza nelle aree in cui il virus è già stabilito.

Nel primo caso, la densità dei cinghiali potrebbe rappresentare un fattore particolarmente rilevante. Nel secondo, le dinamiche dell'infezione sembrano dipendere maggiormente dalle condizioni epidemiologiche e ambientali locali.

Il rapporto fornisce nuove evidenze per la comprensione della diffusione della PSA nelle popolazioni selvatiche, ma non introduce nuove disposizioni di sorveglianza o contenimento.

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