Cambiamento climatico
09 Marzo 2026Uno studio pubblicato su Global Change Biology prevede migrazioni verso nord, habitat frammentati e spostamenti in profondità per molte specie bentoniche nei prossimi decenni

Il cambiamento climatico sta modificando profondamente la distribuzione delle specie marine nel Mediterraneo. Secondo una ricerca guidata dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (Ogs) e pubblicata sulla rivista Global Change Biology, nei prossimi decenni molte specie bentoniche tenderanno a spostarsi verso nord o verso acque più profonde, con effetti rilevanti sulla biodiversità e sul funzionamento degli ecosistemi marini.
Uno studio su 350 specie bentoniche
La ricerca ha analizzato l’evoluzione futura degli ecosistemi dei fondali mediterranei considerando diversi fattori legati al cambiamento climatico, tra cui l’aumento della temperatura dell’acqua, la riduzione dell’ossigeno disciolto vicino al fondale e le variazioni nelle correnti marine.
Per lo studio sono stati utilizzati modelli di distribuzione delle specie, proiezioni climatiche e biogeochimiche e un database di oltre 100mila segnalazioni di presenza. L’analisi ha riguardato circa 350 specie bentoniche, cioè organismi che vivono a stretto contatto con il fondale marino e che svolgono un ruolo cruciale negli ecosistemi marini, tra cui bivalvi, spugne e coralli. Sono state invece escluse specie invasive, specie commercialmente sfruttate e cefalopodi.
Migrazione verso nord per la maggior parte delle specie
Secondo i risultati dello studio, una parte significativa delle specie analizzate potrebbe cambiare distribuzione geografica nei prossimi decenni.
“I risultati indicano che la maggior parte delle specie bentoniche è destinata a spostarsi progressivamente verso nord, principalmente in risposta a mutamenti della temperatura dell’acqua e alla diminuzione dei livelli di ossigeno disciolto in prossimità del fondale” spiega Damiano Baldan, primo autore dello studio e ricercatore presso la Sezione di Oceanografia dell’Ogs.
In particolare, secondo ricercatori:
● fino al 60% delle specie potrebbe subire una riduzione dell’areale di distribuzione
● circa il 77% è destinato a migrare verso nord
● il 30% si sposterà verso acque più profonde
● circa il 20% potrebbe subire una frammentazione dell’habitat.
Più vulnerabili le specie adattate al freddo
Le specie adattate a condizioni termiche più fredde risultano tra le più vulnerabili. Secondo i ricercatori, questi organismi mostrano una maggiore tendenza alla contrazione dell’areale e allo spostamento verso profondità maggiori, con un aumento del rischio di frammentazione degli habitat e di estinzione locale.
Al contrario, le specie adattate a temperature più elevate potrebbero espandere il proprio areale e colonizzare acque meno profonde.
Mediterraneo settentrionale più ricco di specie
Gli effetti del cambiamento climatico non saranno uniformi in tutto il bacino mediterraneo. Le proiezioni indicano una possibile crescita della ricchezza di specie nel Mediterraneo settentrionale, mentre le regioni meridionali potrebbero subire una perdita di biodiversità.
In alcune aree il numero totale di specie potrebbe rimanere relativamente stabile, ma con un forte ricambio nella composizione delle comunità biologiche. Le variazioni più marcate sono previste in particolare nel Mar Egeo e Mar Tirreno, nelle aree profonde del Mar Ionio e lungi le coste dell’Adriatico.
Ripensare la gestione degli ecosistemi marini
Gli organismi bentonici svolgono un ruolo fondamentale negli ecosistemi marini, contribuendo a processi come il ciclo dei nutrienti, la bioturbazione dei sedimenti e il corretto funzionamento delle reti trofiche. Proprio per la loro scarsa mobilità e l’elevata sensibilità ai cambiamenti ambientali, queste specie risultano particolarmente esposte agli effetti del riscaldamento delle acque.
Secondo gli autori dello studio, i risultati indicano la necessità di sviluppare strategie di pianificazione dello spazio marittimo più adattive e basate sulle proiezioni climatiche, in grado di individuare le aree più vulnerabili e rafforzare la connettività ecologica tra habitat marini.
CITATI: DAMIANO BALDANSe l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
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