Storia
14 Gennaio 2026Uno studio su “Museologia scientifica” ricostruisce con radiografie e TAC come vennero realizzate le celebri ampolle tassidermiche di padre Fourcault, conservate al Must dell’Università di Parma

Un enigma irrisolto dal Settecento ha finalmente trovato una spiegazione: la tecnica con cui padre Jean Baptiste Fourcault riuscì a collocare piccoli animali tassidermizzati all’interno di ampolle di vetro apparentemente troppo strette per contenerli. A risolverlo un nuovo studio pubblicato su “Museologia scientifica”, firmato da un team dell’Università di Parma che include il Direttore scientifico del Museo di Storiografia Naturalistica (MUST) Davide Persico, anche docente del Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale dell’Università, la curatrice dell’U.O. Sistema Museale di Ateneo e Archivio Storico Maria Amarante, la docente del Dipartimento di Scienze Medico-Veterinarie Antonella Volta e la laureanda Alice Giovagnoni.
Gli esemplari conservati al MUST costituiscono ciò che resta del Gabinetto ornitologico settecentesco di padre Fourcault, frate dell’Ordine dei Minimi e figura chiave per la nascita del museo parmense. Le ampolle in vetro, realizzate appositamente su misura, presentano come unico accesso una piccola imboccatura, sigillata dopo l’inserimento degli animali e degli elementi scenografici. Da oltre due secoli, studiosi e studiose si interrogavano su come fosse possibile introdurre corpi rigidi, come cranio e zampe, attraverso un foro che non consentiva il passaggio.
Le indagini strumentali hanno permesso di chiarire un aspetto decisivo: l’apertura visibile non era quella effettivamente utilizzata. Fourcault aveva infatti applicato all’apertura reale un colletto di vetro, fissato tramite elementi in legno del tappo e poi abilmente mascherato con cordicelle decorative. L’apertura reale risultava tre volte più ampia, sufficiente a introdurre parti non comprimibili degli animali e gli oggetti in legno della scenografia, che si è poi scoperto furono assemblati internamente in corpi più grandi.
Il corpo tassidermizzato, invece, veniva preparato per essere compresso e inserito attraverso l’apertura reale. Le linee di giunzione del colletto in vetro e del margine di apertura dell’ampolla venivano coperte con eleganti cordicelle, completando l’illusione di un contenitore integro e impenetrabile.
Lo studio evidenzia che le ampolle di Fourcault non rappresentano soltanto un metodo ingegnoso di conservazione, ma un vero e proprio progetto espositivo ante litteram. Il frate combinò tassidermia e abilità manuale con un’intenzione estetica, creando creare manufatti museali capaci di sorprendere e stupire l’osservatore.
“Le campane di Fourcault – scrivono gli studiosi – hanno una valenza tassidermica peculiare. Esse non rappresentano solo un laborioso metodo di conservazione di animali impagliati nel tempo, ma vi è anche, da parte dell’autore, la chiara volontà di creare oggetti museali artistici unici, con l’innegabile arguzia di trarre in inganno l’osservatore”.
Il lavoro si inserisce nel progetto di rinnovamento del MUST, inaugurato nell’ottobre 2025 come evoluzione del precedente Museo di Storia Naturale dell’Ateneo. Il percorso espositivo attraversa la storia della museologia naturalistica italiana attraverso una linea del tempo, presentando collezioni, allestimenti e criteri scientifici in continua trasformazione. Il museo è completamente accessibile, immersivo ed inclusivo, ed è stato concepito come un luogo di ricerca, divulgazione e sperimentazione.
CITATI: ALICE GIOVAGNONI, ANTONELLA VOLTA, DAVIDE PERSICO, JEAN BAPTISTE FOURCAULT, MARIA AMARANTESe l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
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