Avicoltura
19 Maggio 2022 Ancora una conferma delle pesanti conseguenze – anche economiche – che può portare un alert sanitario all’intero sistema. La migliore arma rimane la prevenzione.

Costi in salita anche per le uova. E così la (finora) più economica alternativa proteica alla carne, comincia diventare molto meno cheap. Specialmente in Europa e nel Norda America. Secondo la Commissione europea, infatti, i prezzi delle uova sono aumentati di circa il 22% in Europa mentre, denuncia Dipartimento dell'agricoltura statunitense (USDA), addirittura del 44% negli Stati Uniti. Colpa della penuria di mangimi e cereali, certo, ma anche dell’aviaria (oltre 17 milioni di casi nel pollame sono stati segnalati all’OIE in diverse regioni del mondo) che ha costretto all’abbattimento di milioni di capi. Una delle principali misure di contenimento dell’infezione, infatti, è abbattere uccelli infetti ma anche sani che rischiano di contrarre la malattia. Ad esempio, i Paesi Bassi hanno segnalato 33.000 casi di influenza aviaria e, per mitigarne la diffusione, sono stati messi a morte oltre 2 milioni di uccelli domestici. Gli Stati Uniti, poi, hanno perso 25 milioni di galline ovaiole, riducendo dell'8% la produzione totale di uova. Questo calo della capacità di produzione provoca una perdita finanziaria per i produttori di uova, portando così a un aumento dei prezzi delle uova. E non è escluso che la penuria di capi possa portare all’aumento anche del prezzo delle carni. Abbiamo ancora una volta la conferma di come le malattie degli animali, come l'influenza aviaria, possano sconvolgere i mezzi di sussistenza e le economie e minacciare la sicurezza alimentare in tutto il mondo. La migliore arma in nostro possesso è ancora una volta la prevenzione, attraverso un'adeguata sorveglianza e il rafforzamento della biosicurezza negli allevamenti.
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