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12 Ottobre 2026

Malattie animali, puntare sulla prevenzione per ridurre i rischi di epidemie

I veterinari europei fanno appello all’Unione affinché promuova normative in grado di prevenire le epidemie che conducono all’abbattimento di migliaia di animali, con evidenti ripercussioni di carattere economico e sociale 


Malattie animali, puntare sulla prevenzione per ridurre i rischi di epidemie

Dietro ogni focolaio si nasconde un prezzo che raramente viene rilevato nelle statistiche ufficiali: abbattimenti di massa indiscriminati, allevatori che perdono il frutto del lavoro di una vita e medici veterinari che devono affrontare gravi tensioni psicologiche e sociali. Su questi temi verte il Rapporto “Il vero costo delle malattie animali”, che sintetizza gli esiti di un evento tenutosi nel luglio scorso al Parlamento europeo, organizzato da Federation of veterinarians of Europe (Fve) e Animal advocacy & food transition (Aaft.)

Attualmente l’Unione europea si trova ad affrontare la circolazione simultanea di diverse importanti malattie, tra cui la febbre catarrale degli ovini (BTV), l’afta epizootica (FMD), la peste dei piccoli ruminanti (PPR), la dermatite nodulare contagiosa (LSD), la peste suina africana (ASF), il vaiolo ovino (SPPV) e il vaiolo caprino (GTPV), nonché l’influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI). Questa situazione è determinata, in parte, dai cambiamenti climatici e dalla riduzione della disponibilità di servizi veterinari nelle aree rurali.

Per malattie come l’influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI), la peste suina africana (ASF) e l’afta epizootica (FMD), l’abbattimento di massa è diventato la risposta predefinita, anziché una vera misura di ultima istanza. Durante la sola stagione epidemica 2021-2022 dell’influenza aviaria ad alta patogenicità, in Europa sono stati abbattuti oltre 50 milioni di volatili.

Gli abbattimenti hanno spesso coinvolto anche gruppi di animali per i quali non era stata confermata alcuna infezione, compresi allevamenti nei quali erano state sperimentate con successo vaccinazioni compatibili con il sistema DIVA, che consente di distinguere gli animali vaccinati da quelli infetti.

Produzione, i limiti della filiera zootecnica

I relatori del convegno hanno raccontato di animali abbattuti anche quando erano sani o vaccinati, perché le norme del commercio internazionale spesso non consentono l’accettazione di carne proveniente da allevamenti vaccinati. Una barriera che, secondo i partecipanti, è di natura politica, non scientifica.

Gli allevatori, da parte loro, hanno riferito di aver perso, nel giro di pochi giorni, mandrie e greggi costruiti nel corso di generazioni. I veterinari hanno descritto episodi di insulti e intimidazioni durante le operazioni di abbattimento; alcuni hanno inoltre segnalato depressione, ansia e disturbo da stress post-traumatico.

“Queste epidemie”, recita il Rapporto, “non sono eventi casuali. Sono strettamente legate alle modalità con cui viene attualmente praticata la produzione zootecnica e causano sofferenza agli animali, agli allevatori e ai veterinari coinvolti. Intervenire rapidamente una volta che un focolaio si è manifestato non è sufficiente: un approccio fondato sulla prevenzione contribuirebbe a evitare che queste crisi si verifichino fin dall’inizio. La prevenzione rappresenta inoltre ciò che può impedire che un animale si trovi ad affrontare la realtà dello spopolamento di massa degli allevamenti, una procedura che gli stessi professionisti veterinari hanno descritto come causa di sofferenze gravi e prolungate”.

Fondamentale per le istituzioni comprendere che il benessere animale non deve “essere trattato come una nota marginale nelle argomentazioni relative alla salute pubblica e agli aspetti economici: merita di essere riconosciuto come un obiettivo centrale delle politiche dell’Unione europea”.

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