intelligenza artificiale
20 Ottobre 2026Un'indagine ANMVI su 304 medici veterinari rileva un utilizzo prevalentemente occasionale dell'IA, con interesse per la gestione amministrativa e il supporto diagnostico

Il 68% dei medici veterinari intervistati utilizza strumenti di intelligenza artificiale, ma soltanto il 10% dichiara di avere effettuato investimenti in queste tecnologie. Il 64% non ha ancora investito e il 28% considera questa possibilità soltanto un'ipotesi. Sono alcuni dei risultati dell'indagine promossa dall'Associazione nazionale medici veterinari italiani (ANMVI), pubblicati il 19 ottobre 2026, che descrivono un approccio prudente agli investimenti e orientato alle applicazioni pratiche dell'IA.
La consultazione online, condotta per cinquanta giorni tra luglio e agosto 2026, ha coinvolto 304 medici veterinari, prevalentemente liberi professionisti del settore degli animali da compagnia, tutti iscritti a società scientifiche aderenti ad ANMVI. Tra i partecipanti, il 40% dichiara un utilizzo occasionale dell'intelligenza artificiale, mentre il 32% non la utilizza.
Le applicazioni più diffuse riguardano le ricerche nella letteratura scientifica, indicate dal 57% dei rispondenti, e la redazione di testi attraverso sistemi conversazionali. ChatGPT è lo strumento più noto in quest'ultima categoria, citato dal 60%. Seguono la diagnostica, con il 30%, l'ambito clinico e la scelta terapeutica, entrambi al 23%, e i processi amministrativi attraverso software gestionali, al 20%. Il 13% segnala l'impiego di IA in apparecchiature e strumentazioni mediche.
Le aspettative dei professionisti riguardano soprattutto la riduzione delle attività burocratiche e il supporto alla pratica clinica. Il 48% vorrebbe utilizzare l'IA per facilitare e automatizzare le procedure documentali, il 47% per agevolare la refertazione di test e analisi e il 46% per ottenere suggerimenti non vincolanti nell'attività clinica quotidiana. Il 36% indica la possibilità di confrontare diversi percorsi diagnostici e terapeutici e di velocizzare il processo che conduce dalla diagnosi alla terapia.
Dall'indagine emerge anche un'esigenza formativa. Il 59% dei partecipanti ritiene di saper definire l'intelligenza artificiale soltanto in parte. Il 53% manifesta interesse per la formazione, mentre un ulteriore 27% la prenderebbe in considerazione soltanto se orientata ad applicazioni tecnico-pratiche. Tra le esigenze indicate figurano l'apprendimento delle modalità concrete di utilizzo, con il 77%, gli aspetti giuridici, normativi e professionali, con il 47%, e quelli deontologici ed etici, con il 44%.
Sul piano economico, il 62% dei rispondenti non considera l'impiego dell'intelligenza artificiale una voce autonoma da inserire in parcella, ritenendola parte integrante della prestazione professionale e non facilmente quantificabile nel suo contributo.
Restano inoltre alcune preoccupazioni legate alla responsabilità professionale. Il 65% degli intervistati ritiene di essere maggiormente esposto al rischio di errore nell'ambito diagnostico, il 61% si dichiara favorevole a coperture assicurative specifiche e il 73% esprime preoccupazione per il ricorso autonomo dei proprietari degli animali agli strumenti di intelligenza artificiale.
I risultati delineano quindi, tra i professionisti che hanno partecipato alla consultazione, un interesse per le applicazioni dell'IA soprattutto come supporto alla gestione e alla diagnostica, accompagnato da cautela negli investimenti e attenzione ai rischi connessi all'utilizzo clinico.
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