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06 Aprile 2022 Si è chiusa la consultazione europea sul benessere animale: le opinioni raccolte hanno convinto a un aggiornamento della normativa entro il 2023

I cittadini europei si sono pronunciati: il benessere animale è una pietra miliare e un principio ineludibile per un’alimentazione sostenibile. La Commissione europea ne ha preso atto, ripromettendosi di modificare in tal senso la legislazione sugli animali entro il 2023, al fine di ampliarne il campo di applicazione e di allinearla alle recenti conoscenze scientifiche e alle aspettative pubbliche.
Anche nell’ambito della strategia EU Farm to Fork.
Tra le principali evidenze della consultazione*, è emerso che per la stragrande maggioranza degli intervistati (il 92%), l'attuale legislazione dell'UE sul benessere degli animali non garantisce una protezione adeguata e uniforme a tutte le specie. Quanto poi al fatto che l’accresciuto benessere animale possa supportare un’alimentazione sostenibile, il quadro delle risposte è variegato: da una parte si evidenzia infatti un certo pessimismo, manifestato tanto dalle istituzioni pubbliche che da consumatori e associazioni ambientaliste. Dall’altro ci sono le aziende, convinte che l’alimentazione sia invece migliorata in termini di sostenibilità. Su un punto, invece, c’è accordo pressoché unanime, ovvero sul fatto che regole comuni sul tema del benessere animale possano incentivare i commerci e sostenere la competizione. Peccato, però, che il 66% del campione ritenga che l’attuale legislazione non dia invece regole certe per una sana concorrenza sui mercati. Infine, ecco emergere altri due punti su cui c’è scarsa soddisfazione; il primo riguarda la trasparenza di informazioni sul benessere animale: il 65 % dei consumatori dice di non essere a sufficienza edotto in merito. L’altra questione riguarda le istituzioni, che lamentano, in primis, la difficile applicazione dei requisiti in materia di benessere degli animali e – in seconda battuta - la mancanza di chiarezza su come applicarli.
Welfare, le richieste dei cittadini.
Quasi il 90% degli intervistati reclama a gran voce un’estensione delle garanzie sia a vacche da latte e a bovini da carne che a cani e gatti. Richieste (anche se in numero minore) di tutele aggiuntive per volpi e visoni. Consumatori in larga parte (84%) contrari anche al taglio della coda dei maialini, decisamente meno sensibili al tema, invece, istituzioni e aziende. Per quanto riguarda l'eliminazione graduale dell'uso delle gabbie, la stragrande maggioranza degli intervistati (93%) ha indicato come tempo massimo di transizione un periodo di 5 anni per scrofe, pollame, vitelli, conigli. Per gli imprenditori, invece la transizione dovrebbe avvenire in un lasso di tempo ben più ampio: 15 anni. Quanto al trasporto di animali vivi, oltre alla richiesta di fissare un tetto alle tempistiche di viaggio, i consumatori sono propensi a vietare l’esportazione fuori dalla UE. Infine, la stragrande maggioranza degli intervistati (94%) si è detta contraria al trasporto di vitelli non svezzati e di altri animali vulnerabili, come le vacche gravide. Su questo punto le adesioni aziendali si sono attestate al 20%. Se sui sistemi di stordimento del pollame e sull’uccisione dei pulcini di un giorno, i pareri tra aziende e consumatori non sono sempre risultati coincidenti, unanimità è invece emersa sul fronte delle etichette informative. Tutti gli intervistati (90%), infatti, hanno dichiarato che un'etichetta UE sul benessere degli animali sarebbe uno strumento utile per informare i consumatori sulle condizioni di trattamento degli animali. La stragrande maggioranza (83%) ha infine affermato che l'etichetta dovrebbe comprendere anche i requisiti sul trasporto e la macellazione.
*La consultazione pubblica è durata dal 15 ottobre 2021 al 21 gennaio 2022, sul portale Di’ la tua. I rispondenti sono stati 59.281: per il 92% cittadini EU, per il 5% non EU. Il restante 3% risulta variamente composto da accademici, ricercatori, aziende, organizzazioni, aziende pubbliche. Benché tutti i Paesi sono stati rappresentati, il maggior numero di rispondenti appartiene a: Germania (23%), Francia (15%), Polonia (10%), Italia (8%) Svezia (7%), Spagna (6%) e Danimarca (5%).
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