Alert sanitari
22 Maggio 2024Un caso di influenza aviaria H5N1 è stato segnalato per la prima volta in Australia, nello Stato di Victoria. Si tratta di un bambino che ha contratto il virus in India e che ha poi sviluppato una grave infezione, ora completamente guarito. Per le autorità, le possibilità di ulteriori casi umani sono molto basse

In Australia è stato segnalato il primo caso umano di influenza aviaria H5N1. Si tratta di un bambino che ha contratto il virus in India e sviluppato l’infezione di ritorno dal viaggio, come comunità una nota del Dipartimento della Salute dello Stato di Victoria, dove si trova il paziente. I primi sintomi dell’infezione risalgono a marzo, ma il virus è stato rilevato successivamente, attraverso ulteriori test effettuati su campioni influenzali positivi, effettuati per rilevare ceppi di virus nuovi o di interesse, come parte di un programma di sorveglianza potenziata.
Il contagio
Il tracciamento dei contatti, informano le autorità sanitarie, non ha identificato ulteriori casi di influenza aviaria collegati a questo. Il bambino aveva sviluppato “una grave infezione”, ma adesso “non sta più male e si è ripreso completamente”. Gli esperti, inoltre, precisano che “non ci sono prove di una trasmissione” del virus in corso “nel Victoria e la possibilità che si verifichino ulteriori casi umani è molto bassa”.
Sebbene il caso vittoriano sia dato dal virus H5N1 ad alta patogenicità, non è lo stesso ceppo rispetto a quelli che hanno causato epidemie negli Stati Uniti fra le mucche da latte e il caso umano nel lavoratore del settore lattiero-caseario. Questa, informano i funzionari sanitari, è anche “la prima volta che l’H5N1 viene rilevato in Australia, in una persona o in un animale”.
La situazione negli Usa
Nel frattempo, l’influenza aviaria continua a preoccupare gli Stati Uniti. In un incontro con rappresentati della sanità pubblica, il vicedirettore dei Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) Nirav Shah ha raccomandato di non allentare le attività di sorveglianza dell’influenza nonostante l’arrivo della bella stagione, allo scopo di poter identificare tempestivamente eventuali segnali di diffusione dell’influenza aviaria nell’uomo. I Cdc hanno chiesto che venga aumentato il numero di analisi approfondite (la cosiddetta sottotipizzazione) sui campioni che risultassero positivi al virus dell’influenza di tipo A. I test “di primo livello” non consentono infatti di discriminare tra la convenzionale influenza umana e l’influenza aviaria A/H5N1 che attualmente sta circolando nelle mucche in Usa. I Cdc sperano che, intensificando lo sforzo di analisi, si possano individuare anche casi rari di aviaria che circolano nella popolazione. Intanto, cresce il numero di allevamenti colpiti dall’influenza aviaria: con gli ultimi tre notificati dal dipartimento dell’Agricoltura del Michigan lunedì 20 maggio, il numero è salito a 54.
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