Alert sanitari
21 Maggio 2024Uno studio ha rilevato che la morte di un gruppo di foche nel Quebec nel 2022 è stata causata dal virus H5N1 dell’influenza aviaria. Questo evento solleva ulteriori preoccupazioni per il rischio di propagazione del virus dai mammiferi marini agli esseri umani

In un recente articolo pubblicato in anteprima sulla rivista Emerging Infectious Diseases, i ricercatori del Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc) descrivono l’insolita mortalità di un gruppo di foche in Canada infette da un ceppo altamente patogeno (clade 2.3.4.4b) del virus dell’influenza aviaria H5N1. L’evento di mortalità è stato identificato nell’estuario di San Lorenzo (Quebec) e comprendeva 15 foche morte nel 2022.
Lo studio
Nel 2022 è stata registrata una mortalità eccezionale tra le foche grigie (Halichoerus grypus) e comuni (Phoca vitulina) che vivono nei pressi dell’estuario del fiume San Lorenzo, in Quebec, come evidenziato dallo studio appena pubblicato. I ricercatori hanno condotto dettagliati esami post-mortem sulle carcasse delle foche e, successivamente, il sequenziamento molecolare, rivelando così che le origini filogenetiche e i sottotipi dei lignaggi H5N1 erano esclusivamente eurasiatici o una combinazione (riassortimento) di costellazioni genomiche eurasiatiche e nordamericane.
La presenza simultanea di un gran numero di carcasse di uccelli marini infetti da Hpai H5N1 – lo stesso virus che sta ha colpito i bovini da latte negli Stati Uniti – nei siti di trasporto delle foche suggerisce che questo evento rappresenta un evento di salto dell’ospite dagli uccelli alle foche, sollevando preoccupazioni sulla potenziale creazione di un serbatoio virale nei mammiferi marini per questa malattia e peggio ancora, il potenziale epidemiologico di propagazione zoonotica agli esseri umani e ad altri mammiferi.
“L’infezione di specie di mammiferi come le foche da parte del virus Hpai H5N1 solleva preoccupazione per le recenti mutazioni che rendono possibile l’ingresso e la replicazione del virus all’interno delle cellule dei mammiferi” avvertono gli autori dello studio. “Dal punto di vista della salute umana questi cambiamenti nella gamma dei possibili ospiti virali giustificano una vigilanza continua per individuare un’epidemia potenzialmente mortale prima della sua comparsa. I mammiferi marini, come foche o altri pinnipedi potrebbero fungere da serbatoi per questo virus” sottolineano i ricercatori. Un’eventualità che “potrebbe contribuire ad aumentare il rischio di mutazioni e riassortimento virale, favorendo l’infezione di nuovi mammiferi ospiti”.
“Pertanto – continuano gli autori dello studio – il monitoraggio della presenza e delle caratteristiche molecolari del virus Hpai H5N1 nelle popolazioni di mammiferi marini selvatici è essenziale”, così come anche la valutazione del “rischio per la salute pubblica associato a questa dinamica emergente patogeno-ospite”.
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