Alert sanitari
07 Maggio 2024Un nuovo studio suggerisce che l’influenza aviaria potrebbe aver circolato tra le mucche da latte negli Stati Uniti per circa quattro mesi prima di essere ufficialmente diagnosticata

Secondo un nuovo documento di ricerca finanziato dal governo federale, l’influenza aviaria è probabilmente circolata tra i bovini da latte statunitensi per circa quattro mesi prima che i funzionari federali confermassero la diffusione della malattia.
Una circolazione silenziosa
Il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (Usda) ha segnalato la prima infezione da virus H5N1 in una mucca da latte in Texas il 25 marzo, in seguito alle segnalazioni di diminuzione della produzione di latte in diversi Stati. L’Usda ritiene che gli uccelli selvatici, che possono trasportare il virus, abbiano introdotto il virus nel bestiame e che l’epidemia si è poi ampliata attraverso gli spostamenti dei bovini tra gli Stati.
“I dati supportano un singolo evento di introduzione del virus originato dagli uccelli selvatici nei bovini, probabilmente seguito da una circolazione locale limitata per circa quattro mesi prima della conferma da parte dell’Usda” si legge in un documento pubblicato da Usda, Cdc (Centers for Disease Control and Prevention) e dall’Istituto nazionale per le allergie e le malattie infettive.
Anche il team di scienziati accademici guidato da Michael Worobey, biologo evoluzionista dell’Università dell’Arizona, che ha messo insieme le sequenze genetiche grezze rilasciate dall’Usda il 21 aprile, senza date o luoghi, ha concluso che un singolo evento di trasmissione si è verificato alla fine del 2023. Gli scienziati, inoltre, hanno criticato l’Usda per non aver rilasciato dati più precisi, che avrebbero consentito ai ricercatori di tutto il mondo di tracciare l’evoluzione del virus.
L’impatto del virus
Dall’inizio dell’attuale epidemia, solo una persona, un bracciante del Texas, è risultata positiva al virus H5N1, nonostante l’unico sintomo fosse una congiuntivite. Il Cdc, infatti, ha affermato che il pubblico corre un basso rischio di infezione.
L’influenza aviaria è da tempo nella lista dei virus con un elevato potenziale pandemico e qualsiasi espansione a una nuova specie di mammiferi preoccupa gli scienziati.
Carol Cardona, esperta di influenza aviaria presso l’Università del Minnesota, ha affermato che il virus è riuscito a diffondersi molto durante i quattro mesi in cui non è stato rilevato: “Quando è stato riconosciuto, eravamo al di là delle nostre capacità di contenere l’epidemia” ha dichiarato.
I dati della ricerca
Secondo lo studio, i medici veterinari avevano osservato già a partire da gennaio bovini da latte con riduzioni inspiegabili nella produzione di latte e cambiamenti della sua qualità, insieme a un ridotto consumo di mangime.
I membri della rete di laboratori dell’Usda che monitora le malattie hanno quindi identificato il virus dell’influenza A, che include l’influenza aviaria, nel latte e nei tamponi nasali di alcune mucche di un caseificio del Texas, e inoltrato i campioni ai laboratori nazionali dei servizi veterinari dell’Usda, che rispondono alle emergenze sanitarie degli animali, per i test mentre le indagini epidemiologiche continuavano altrove.
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