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29 Aprile 2024

Dengue e malaria, allarme globale. Per gli infettivologi la causa è nel clima

Dal Congresso della Società europea di microbiologia clinica e malattie infettive, riunitosi a Barcellona dal 27 al 30 aprile, arriva l’allarme: le malattie da zanzare minacceranno sempre più persone. Secondo le stime, entro il 2100 saranno colpite fino a 4,7 miliardi di persone

di Redazione Vet33


Dengue e malaria, allarme globale. Per gli infettivologi la causa è nel clima

A causa del riscaldamento climatico, le infezioni trasmesse dalle zanzare stanno diventando malattie globali, presenti anche in parti del pianeta che prima registravano al massimo sporadici casi di importazione. “Se le emissioni di carbonio e la crescita della popolazione continueranno ad aumentare ai ritmi attuali, entro il 2100 saranno a rischio di malaria e Dengue 4,7 miliardi di persone in più nel mondo”. Questo è l’allarme lanciato dagli esperti che si sono riuniti a Barcellona (27-30) per il Congresso della Società europea di microbiologia clinica e malattie infettive (Escmid). Inoltre, secondo le previsioni, il riscaldamento globale moltiplicherà anche la minaccia dell’antimicrobico-resistenza, con un incremento di superbatteri resistenti agli antibiotici.


Gli studi
Due studi presentati al meeting Escmid spiegano come l’emergenza climatica sia di fatto un’emergenza sanitaria. Il primo è di Rachel Lowe, professoressa dell’Icrea di Barcellona, l’istituto catalano per la ricerca e gli studi avanzati.

“La mappa geografica delle malattie trasmesse da vettori si è allargata rapidamente negli ultimi 80 anni, con oltre la metà della popolazione mondiale a rischio. Ma sotto la spinta del riscaldamento globale e dell’urbanizzazione - prospettano gli infettivologi - nei prossimi decenni le epidemie di patologie veicolate dalle zanzare sono destinate a diffondersi in aree di Europa, Asia, Nord America e Australia ancora non interessate da queste infezioni” afferma Lowe. “La dura realtà è che stagioni calde più lunghe allargheranno la finestra temporale per la diffusione delle infezioni trasmesse dalle zanzare, favorendo epidemie sempre più frequenti e sempre più complesse da affrontare”, specialmente in zone del pianeta con “abitanti immunologicamente indifesi e sistemi sanitari impreparati”.

I numeri 
Nell’ultimo ventennio, il mondo ha vissuto nove dei dieci anni con il maggior numero di casi di Dengue: le zanzare, vettori del virus, hanno invaso 13 Paesi europei, con focolai autoctoni registrati nel 2023 anche in Francia, Italia e Spagna. In questi anni, il numero di casi segnalati all’Organizzazione mondiale della sanità è aumentato di 8 volte, da 500mila nel 2000 a oltre 5 milioni nel 2019. Le proiezioni suggeriscono due scenari: “Se verrà raggiunto l’ambizioso obiettivo di contenere il riscaldamento globale a 1°C, entro il 2100, rispetto al periodo 1970-1999, nel mondo avremo 2,4 miliardi di persone in più a rischio di malaria e Dengue. Ma saranno il doppio, qualcosa come 4,7 miliardi, se le emissioni e la popolazione del pianeta continueranno a crescere seguendo i trend attuali”.
Analizzando gli eventi climatici estremi nei Caraibi, la dottoressa Lowe ha scoperto che periodi di siccità, seguiti 4-5 mesi dopo da precipitazioni eccessive con temperature più calde del solito, aumentano la probabilità di epidemie di Dengue.

“Gli eventi di El Niño”, il fenomeno climatico periodico associato a un forte riscaldamento delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico centro-meridionale e orientale, “che si verificano ogni 2-7 anni, rendono il clima più caldo e umido, predisponendo le condizioni ideali per epidemie di malattie portate dall’acqua e dalle zanzare, con il proliferare di specie Aedes aegypti e Aedes albopictus, che diffondono i virus di Zika e Dengue” ha affermato la ricercatrice. E i timori crescono, considerando che “l’attuale El Niño è uno dei più forti mai registrati”.
“Con il cambiamento climatico che sembra così difficile da gestire, possiamo aspettarci di vedere più casi, e forse più morti, per malattie come Dengue e malaria in tutta l’Europa continentale” prevede Lowe. “Dobbiamo anticipare le epidemie e intervenire tempestivamente per prevenirle. Gli sforzi devono concentrarsi sul rafforzamento della sorveglianza, con sistemi di allarme rapido e di risposta in grado di indirizzare in modo più efficace le risorse a disposizione verso le aree più a rischio, per controllare e prevenire epidemie e salvare vite umane”.

Incrociando previsioni meteorologiche e sorveglianza sugli insetti vettori, la scienza sta sviluppando dei metodi per prevedere quando e dove potrebbero verificarsi epidemie, così da poter concentrare in quelle aree gli interventi preventivi, con l’aiuto di supercomputer e di droni che cercano i siti di riproduzione delle zanzare.

“Speriamo di dare alle comunità il tempo di prepararsi e proteggersi. Ma il modo più efficace per ridurre il rischio che queste patologie si diffondano in nuove zone – chiosa la ricercatrice – resta ridurre drasticamente le emissioni”.

La resistenza antimicrobica
L’emergenza climatica impatterà sulle malattie infettive anche attraverso i superbatteri. Uno studio sul tema è quello di Sabiha Essack dell’università di KwaZulu-Natal a Durban, Sud Africa. 

“Il cambiamento climatico sta moltiplicando la minaccia causata dalla resistenza antimicrobica, amplificandone il rischio crescente attraverso l’aumento delle temperature globali, le emissioni di gas serra e l’innalzamento del livello del mare”.
“Il cambiamento climatico compromette l’integrità ecologica e ambientale dei sistemi viventi e permette agli agenti patogeni di causare sempre più malattie” spiega Essack. “Con l’incremento delle temperature i tassi di infezione batterica possono aumentare e le malattie possono diffondersi ad altitudini e latitudini più elevate, dove prima non colpivano”.
“L’aumento delle temperature nei sistemi idrici contribuisce a una migliore sopravvivenza di Campylobacter, Salmonella e Vibrio, che causano patologie veicolate da acqua e alimenti”.
“L’aumento delle temperature, dell’incidenza e della prevalenza di malattie infettive – osserva ancora Essack – aumenterà l’uso dei farmaci antimicrobici e accrescerà di conseguenza la pressione selettiva che favorisce lo sviluppo di specie resistenti”.
“Il cambiamento climatico sta poi causando uno spostamento delle correnti oceaniche, e con esse si muoveranno anche i geni della resistenza antimicrobica. Pure le acque di zavorra delle navi sono un possibile veicolo di resistenza antimicrobica attraverso i mari”. A preoccupare l’esperto sono soprattutto i vibrioni, batteri marini che causano infezioni in crescita come il colera: “Un incremento della temperatura superficiale del mare, dovuto al cambiamento climatico, può alterarne l’abbondanza, la distribuzione e i modelli di infezione”.
“Per far fronte a questa minaccia servono una leadership politica e un impegno inequivocabili, nuove strategie One Health basate sull’evidenza e interventi mirati da adattare ai contesti nazionali” conclude Essack.

CITATI: RACHEL LOWE, SABIHA ESSACK
TAG: CAMBIAMENTO CLIMATICO, CLIMA, DENGUE, MALARIA, ZANZARE

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