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22 Febbraio 2024

Influenza aviaria, nuovo focolaio in Veneto: 39.000 tacchini abbattuti

In Veneto, a Piove di Sacco (Pd), è stata riscontrata dall’Istituto Zooprofilattico delle Venezie una positività al virus dell’influenza aviaria ad alta patogenicità H5N1 in un allevamento di circa 39.000 tacchini  

di Redazione Vet33


Influenza aviaria, nuovo focolaio in Veneto: 39.000 tacchini abbattuti

Una positività al virus dell’influenza aviaria ad alta patogenicità H5N1 è stata riscontrata in un allevamento di circa 39.000 tacchini nel comune di Piove di Sacco, in provincia di Padova. Lo ha reso noto il Centro di referenza nazionale per l’influenza aviaria (Eurl) dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IzsVe). Le autorità sanitarie, in seguito alla convocazione dell’Unità di crisi regionale, hanno immediatamente disposto le azioni di gestione del focolaio e il monitoraggio negli allevamenti avicoli situati nelle zone di restrizione.


La situazione

L’ultimo caso sul territorio padovano risaliva a novembre. L’azienda agricola interessata è un allevamento di circa 39.000 tacchini da carne situata a Piove di Sacco. Dopo la scoperta, le autorità sanitarie preposte hanno immediatamente convocato l’unità di crisi regionale e sono state disposte le azioni di gestione del focolaio e il monitoraggio negli allevamenti avicoli nei dintorni delle zone di restrizione, in quanto il virus è in grado di generare epidemie acute, diffondendosi in poche ore tra il pollame.
Di conseguenza, si è dovuti ricorrere alle procedure di abbattimento di tutti i tacchini dell’allevamento interessato dalla positività. Ora, l’Usl 6 Euganea dovrà procedere con il protocollo di sicurezza contro l’influenza aviaria, che consiste nella creazione di due aree a cerchi concentrici: il primo con un raggio di massimo 3km dall’allevamento zero (zona di protezione); l’altro con un raggio di 10km (zona di sorveglianza). Per entrambe le zone sono previste specifiche misure da applicare: in quella di protezione, l’autorità competente – in questo caso l’azienda sanitaria locale – non solo è chiamata ad eseguire ed aggiornare l’elenco degli allevamenti presenti, ma vieta anche il trasferimento dalle aziende di uova e pollame e soprattutto può effettuare l’abbattimento preventivo degli animali al fine di prevenire la diffusione della malattia.

“Si tratta di un evento molto particolare in questo periodo in Italia, anche se gli esperti considerano elevato il livello di rischio per gli allevamenti almeno fino a metà marzo. La vicinanza geografica degli allevamenti avicoli alle zone umide della laguna veneta, maggiormente frequentate da uccelli acquatici, impone di rafforzare l'applicazione delle misure di biosicurezza nel pollame e la sorveglianza nei volatili domestici e selvatici” ha dichiarato l’IzsVe.

I dati aggiornati
Il Centro di referenza sta monitorando con attenzione la circolazione e l’evoluzione del virus attraverso un’intensa attività di sorveglianza.

“In Europa si è osservato un cambiamento delle specie di uccelli selvatici coinvolte e una maggiore diversificazione genetica del virus H5N1 – ha commentato Calogero Terregino, direttore del Laboratorio di referenza europeo (Eurl) per l’influenza aviaria presso l’IzsVe – mentre in Italia quest’anno il numero di soggetti positivi tra gli anatidi è stato inferiore rispetto agli anni precedenti, nonostante l’epidemia di HPAI in Europa nel biennio 2022-2023 abbia nel complesso superato l'anno epidemiologico precedente. Gli esatti motivi non sono ancora del tutto chiari ma è probabile che molte specie aviarie stiano acquisendo una graduale resistenza verso i virus HPAI, il che rende la loro circolazione ancora più subdola e difficile da intercettare se non con un grande sforzo di campionamento”.

Tra le novità di questa ultima stagione invernale, in Europa si è assistito a un cambiamento delle specie più coinvolte dall’infezione. Se da un lato c’è stato un drastico crollo dei casi identificati nei gabbiani e nelle sterne, che lo scorso inverno erano stati decimati dal virus, altre specie sono state invece pesantemente colpite, come le gru cenerine, morte a migliaia in tutta Europa.
Un’altra novità rispetto agli anni precedenti è l’aumento ritardato del numero di positività ai virus HPAI negli uccelli acquatici, probabilmente a causa di un inizio più tardivo della migrazione invernale di diverse specie di uccelli selvatici per le alte temperature registrate in autunno; un esempio fra tutti, la migrazione autunnale del fischione nei Paesi Bassi che ha raggiunto il suo picco circa 23 settimane più tardi nel 2023 rispetto ai tre anni precedenti. Negli anni precedenti questo aumento era già stato osservato all’inizio di ottobre, mentre quest’anno si è verificato solo a partire da novembre.
Tra le specie più pericolose per la diffusione dei virus HPAI ci sono sempre le anatre selvatiche (germani, alzavole, fischioni, codoni, mestoloni, canapiglie), specie in grado di trasportare virus molto patogeni per il pollame senza manifestare sintomatologia. Per questo motivo la cosiddetta sorveglianza attiva, ossia quella rivolta sugli animali apparentemente sani, è fondamentale.              

CITATI: CALOGERO TERREGINO
TAG: EURL, H1N5, HPAI, INFLUENZA AVIARIA, INFLUENZA AVIARIA HPAI, IZS DELLE VENEZIE, PIOVE DI SACCO, TACCHINI DA CARNE, VENETO

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